Vi racconto la mia gravidanza

A volte leggere le esperienze degli altri può essere utile per vivere meglio le proprie o per sentirsi meno soli nell’affrontare certe situazioni. Per questo oggi ho deciso di scrivere e condividere la storia della mia gravidanza vissuta insieme ad un altro momento forte ed intenso della mia vita, il declino della malattia di mia madre.

Incominciamo il racconto dagli esordi: una mattina, prima di andare a lavoro, decido di eseguire un test di gravidanza perché noto delle piccole perdite e un leggero ritardo del ciclo mestruale. In quei minuti di attesa il cuore batte forte, mille pensieri attraversano il mio cervello e poi tac, tre minuti sono passati, guardo il test e vedo quelle due fatidiche lineette. Eppure non mi sento così sicura, mi chiedo se sia davvero successo a me. Decido allora di effettuare altri due test casalinghi oltre alle analisi del sangue in ospedale. Tutti i test effettuati danno un risultato positivo, allora è proprio vero! Sono felicissima ma anche molto spaventata,  devo assolutamente comunicarlo a mio marito, ne sarà entusiasta. Dati gli innumerevoli test effettuati, state sicuramente pensando che io sia una persona bisognosa di conferme e non poche… si ci avete proprio azzeccato! Non mi resta che mostrare il test, anzi i vari test, a mio marito: resta  senza parole, è felicissimo,  ci uniamo in un lungo e intenso abbraccio, rimanendo in silenzio. Il mondo non c’è, in quella stanza ci siamo solo Noi.

Da quel momento inizia una gravidanza fisiologica, con qualche controllo in più a causa del mio dolce peso e del fatto che avrei potuto avere il diabete gestazionale, un patologia di cui è affetta la mia mamma. Con l’avanzare della gravidanza mi sento felice,  sempre più vicina al mio sogno di diventare MADRE all’età di 24 anni, anche se ansia e preoccupazioni sono sempre dietro l’angolo e il mio pensiero fisso giornaliero è che  vorrei avere un ecografo in casa per accertarmi ogni giorno che il mio bimbo stia bene!

In questi primi mesi faccio infiniti progetti e creo insieme al papà mille aspettative: voglio un parto naturale ed allattare fino ai tre anni, beh forse fino ai tre anni è troppo, ma diciamo fino ai due anni e mezzo! Passo ore e ore ad immaginare come sarà. I mesi passano e sono così felice, mio marito mi sostiene in tutto, sopporta i miei cambiamenti d’umore e asseconda le mie scelte e le mie voglie. Mi sta accanto in ogni momento: durante le visite, la sera con una chiacchierata e la notte facendomi piccoli massaggini alla schiena che, con il passare dei mesi, incomincia davvero a farmi molto male. Sono entrata nel sesto mese, oggi scopriremo il sesso. Arrivati all’ambulatorio entriamo nella stanza, mi stendo sul lettino, un gel freddissimo mi distoglie dai miei pensieri e iniziamo: mentre mio marito mi stringe la mano, sentiamo il battito e poco dopo la dottoressa ci comunica che è un meraviglioso maschietto.  Un’emozione forte attraversa il corpo, dentro di me un’immensa consapevolezza mi pervade:  sta crescendo una vita, un piccolo ometto che dipende totalmente da me. Devo prendermene cura. Arriviamo a casa, siamo felicissimi, comunichiamo la notizia ad amici e parenti e subito scegliamo insieme il nome per il nostro piccolo principe in arrivo, si chiamerà Leonardo! Sono giorni meravigliosi carichi di adrenalina, è tutto così perfetto, anche se una delle nostre domande più frequenti è: saremo all’altezza del nuovo ruolo? Non ci credo. Davvero, non ci credo proprio! Sono le ore 20.00 dello stesso giorno dell’ecografia quando squilla il telefono, è mio papà che ci comunica che la mamma si trova in pronto soccorso perché accusa un forte dolore alla gamba sinistra. Da questo momento inizia il mio, il nostro  incubo. Nei giorni a seguire è un susseguirsi di notizie devastanti fino ad arrivare a quella che mi fa crollare il mondo addosso: mamma subirà un intervento chirurgico molto delicato di amputazione della gamba sinistra.

Un vortice di emozioni negative mi attraversano, un’ansia  costante mi accompagna in ogni istante e ora il mio unico pensiero sembra essere solo la salute della mia mamma, è come se mi fossi dimenticata che dentro di me c’è mio figlio di cui mi devo prendere cura anche emotivamente. Dopo l’intervento le condizioni di salute della mamma peggiorano a causa di infezione ai polmoni, per la quale è costretta a portare un casco per respirare e si trova in una stanza del tutto isolata.

Sapete qual è la cosa peggiore per me? Non poter parlare con lei, né al telefono date le sue condizioni, né tantomeno in presenza,  perché io sono incinta e sarebbe pericoloso entrare in un reparto ad alto rischio di infezione. Mi sembra tutto un incubo, il momento più bello della vita di una donna per me sta diventando un enorme peso o addirittura un momento vissuto con estrema indifferenza, passo i giorni a chiedermi perché a  me? Mia mamma potrà conoscere suo nipote? Come farò se io avrò bisogno di lei? Mi sento tremendamente sola e tutta questa  esperienza, che fino a ieri era così meravigliosa, oggi si è macchiata di nero, di oscurità. Mi sento così egoista, non sono pronta ad affrontare il peggio, “sono io che ho bisogno della mia mamma!” penso. Da quel momento insieme all’angoscia, alla tristezza e alla preoccupazione, avanzano anche la rabbia e la solitudine. Sentimenti ed emozioni che senza rendermene conto arrivano al mio bambino. Ogni notte è un grande incubo ad occhi aperti, non dormo, ho il respiro affannato, sento la pancia enorme e le lacrime iniziano a scendere. Di giorno invece cerco di sopravvivere senza poter parlare con nessuno perché mi vergogno di ciò che provo, non riesco più ad essere felice per la mia gravidanza. Tutto quello che faccio è chiudermi in me stessa nella speranza che prima o poi qualcosa possa cambiare. Ho escluso dal mio sentire anche mio marito, il quale ogni giorno nonostante il mio pessimo umore, mi sta accanto con estrema delicatezza, pazienza ed amore incondizionato. Papà fa avanti e indietro dall’ospedale, siamo ormai esausti fisicamente ed emotivamente, ed inermi con un grande peso da portare.

Arriva poi il giorno in cui la mamma può finalmente abbandonare il casco ed essere trasferita in terapia intensiva, ma le brutte notizie non sono terminate: il suo cuore non funziona come dovrebbe, l’acqua nei polmoni ha danneggiato parte del muscolo. Inoltre è ritornata l’infezione,ma stavolta nell’altra gamba e così ci comunicano che mamma dovrà affrontare un ulteriore intervento molto delicato, un  by pass con amputazione dell’altro arto. Non sento più il mio cervello, è completamente staccato dal corpo. Mi sento estranea a me stessa e soprattutto estranea nei confronti del bimbo che porto in grembo. Non ho forza, da quel momento non sappiamo più cosa sarà realmente dalla mia mamma. Non può succedere davvero tutto questo, lei ha il diritto di vedere suo nipote ed io il diritto di avere mia madre!

L’ansia e gli attacchi di panico prendono il sopravvento tanto da incominciare a sentire sempre più ravvicinate le contrazioni. Sono circa le 19.00 e non ho alcuna fame, non mi sento in forma, rigurgito pur non avendo mangiato nulla, ho solo voglia di dormire. Viste le mie condizioni mio marito decide di portarmi in ospedale, nonostante la mia contrarietà. In ospedale, due ostetriche mi attaccano al tracciato. Passano i minuti e dopo mezz’ora mi comunicano che probabilmente partorirò quella sera…. sgrano gli occhi, è impossibile, a 34+4 settimane non posso partorire! La borsa del parto non è neanche pronta! Questo è il mio unico pensiero. E proprio da quel momento una parte delle mie aspettative comincia a crollare. I minuti successivi segnano l’inizio di un gran trambusto che terminerà al mio risveglio o quasi. In sala travaglio arriva un medico, un anestesista e due infermieri, non capisco esattamente che cosa stia accadendo ma non ho una buona sensazione. Mi chiedono se sono allergica a qualche farmaco. Alla mia risposta negativa un’infermiera mi somministra una puntura, poi il catetere. Sento solo una vocina dire “chiamate il chirurgo, siamo pronti! Signora sarà sottoposta ad un cesareo d’urgenza”. Io non voglio crederci, perché a me? Io voglio partorire naturalmente! Niente da fare, tutto sta andando in un’altra direzione. Che ne sarà del mio bambino?  Questo penso fino a quando una forza super potente mi  costringe a chiudere gli occhi e da quel momento tutto sarà ancora più difficile.

Il seguito di questa mia esperienza ve lo racconterò nel prossimo articolo…

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