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SVEZZAMENTO: PRONTI, PARTENZA, VIA! (Seconda Parte)

Lo svezzamento è una questione vasta, caratterizzata da tanti aspetti e argomenti collaterali interessanti di cui vale la pena averne almeno una infarinatura.

Abbiamo quindi pensato di dedicare questa seconda parte ad alcuni approfondimenti sul tema.

Indice dei Contenuti

Svezzamento Precoce: da dove nasce?

Lo svezzamento precoce ha origine circa mezzo secolo fa. Nella convinzione, pur senza alcuna prova, che il latte materno, a partire dai 2-3 mesi di vita, non fosse più adeguato alle esigenze di crescita del bambino e andasse così integrato con altri alimenti, ci fu un progressivo abbandono dell’allattamento al seno. Così da uno svezzamento tardivo, affidato all’esperienza familiare e con alimenti domestici, si passò a svezzare i bambini piccolissimi. Per questo nacque l’esigenza di creare un’alimentazione specifica e la raccomandazione di inserire un alimento per volta per scongiurare problemi allergici.

Queste prassi furono divulgate senza sapere con certezza le conseguenze, poiché  non esistevano precedenti su cui basarsi. Con gli anni si prese lentamente coscienza dei danni prodotti da questa fretta immotivata di sostituire il latte con le pappe (infezioni intestinali, allergie, obesità) e, grazie alla spinta di organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità, UNICEF), iniziò un cammino inverso che condusse fino alle attuali raccomandazioni di proseguire l’allattamento esclusivo al seno fino a sei mesi. Purtroppo però si è ancora tanto legati al passato e di fatto si continua spesso a svezzare i bambini precocemente. Vengono tutt’ora utilizzati alimenti e strategie affinché lo svezzamento possa essere iniziato nonostante la naturale fisiologia non lo permetterebbe e affinché la privazione anzitempo dell’alimento specifico del bambino, il latte materno, non crei troppi danni.

Cibi per l’infanzia: perché sono nati? Sono davvero indispensabili?

Il risultato di questo svezzamento precoce è stato che questi bambini lasciavano, e lasciano, molto presto l’allattamento al seno poiché deviati su un altro tipo di alimentazione. Quest’ultima però doveva, e continua ad essere, adattata, creata appositamente per un organismo ancora non pronto all’assunzione di certi cibi, sia per consistenze, sia per digeribilità e tolleranza. Ecco, quindi, la ragione dell’esistenza dei cibi per l’infanzia, detti anche “baby food”: omogenizzati, farine senza glutine, liofilizzati, pastine, biscotti in granuli, addirittura l’olio mischiato ad acqua, tisane specifiche ecc. Una delle ragioni per giustificare questa tipologia di alimenti è la sicurezza igienica. Però di fatto, come fa osservare il pediatra Piermarini nel suo “Io mi svezzo da solo”, non è che ciò che acquistiamo nei negozi non lo è altrimenti non potrebbe essere venduto, senza considerare che poi una volta a casa noi trattiamo ulteriormente il cibo, lavandolo e cucinandolo ad alte temperature e questo lo rende in ogni caso sicuro igienicamente. A tal proposito voglio riportarvi un pezzo tratto dal libro “Naturalmente bimbo”:

«La freschezza e l’origine naturale rendono gli alimenti ricchi di fattori vitali i quali, a loro volta, favoriscono la resistenza dell’uomo agli attacchi delle malattie. La pratica della sterilizzazione dei cibi, col pretesto di garantire la distruzione dei germi patogeni, finisce per distruggere anche i microrganismi utili per il nostro organismo.

“Le conseguenze negative per la salute provocate dai cibi sterilizzati non riguardano che in misura minore gli adulti, perché la loro alimentazione variata assicura l’assunzione anche di cibi freschi. I danni maggiori si rivelano nei bambini, nei primi mesi di vita, sia perché le loro difese non sono ancora complete, sia perché gli alimenti per l’infanzia sono tutti sterilizzati.” (…) (Pecchiai)»

Naturalmente bimbo, 2003 Terra Nuova Edizioni

Ma quindi sono davvero utili questi cibi per l’infanzia? A mio avviso no, più cari sicuramente, ma possiamo avere la stessa qualità e genuinità (anzi forse di più) occupandoci noi della preparazione del cibo che mangeranno i nostri figli, anche attingendo alle preparazioni fatte per tutta la famiglia, quindi senza dover necessariamente ricorrere a preparazioni apposite e aggiuntive.

L’Esperimento di Clara Davis. L’origine dell’autosvezzamento

Clara Davis, ricercatrice di Chicago, volle scoprire se i bambini in epoca di cambiamento delle loro abitudini alimentari fossero in grado, spontaneamente e autonomamente, di regolare l’assunzione di cibo: ciò che oggi viene chiamato autosvezzamento. Questa volontà della Davis nasceva dalla necessità di affrontare e possibilmente risolvere i numerosi problemi di appetito dei bambini e la qualità della dieta degli stessi. Il suo dubbio era che i bambini mangiassero poco e male perché costretti a rispettare rigidamente le dosi e il cibo che la scienza nutrizionale dell’epoca considerava adeguati per loro, impedendo la libera sperimentazione ed escludendo e non considerando la possibilità di una sorta di primitiva, istintiva capacità di autoregolare la dieta a seconda delle proprie individuali necessità. La ricercatrice cercò quindi di ricreare una situazione in cui i bambini, di età intorno ai sei mesi, potessero avere libero accesso al cibo.

All’origine dell’autosvezzanento c’è quindi l’esperimento condotto da Clara Davis: furono scelti trentadue alimenti diversi, dieci di origine animale, ovvero latte, pesce e carne, frattaglie compresse, e gli altri di origine vegetale, sia cotti che crudi, più acqua e sale, tutti al naturale, cioè non mescolati con altri ingredienti, e ognuno servito su un piatto proprio. I bambini studiati, una volta imbandita la tavola, cominciavano prima a mostrare interesse per ogni cosa che vedevano, cibo, tovaglia, piatti, posate ecc., e poi a indicare ciò che erano interessati ad assaggiare.

A questo punto, e non prima, il personale di assistenza offriva al bambino quanto richiesto. Lui accettava, gustava e poi richiedeva la stessa cosa o cambiava obiettivo. Ogni bambino veniva assecondato qualunque cosa chiedesse, per quanto strano potesse apparire il pasto e non in linea con le indicazioni ufficiali dell’epoca (non molto dissimili dalle attuali, in verità). Pian piano ogni bambino sviluppò i suoi gusti e le sue preferenze, senza per questo restringere di molto la varietà dei cibi richiesti. Questo avveniva almeno tre volte al giorno, e l’esperimento fu portato avanti per sei anni, annotando, bambino per bambino, cosa e quanto mangiasse.

 Clara Davis scrive nelle sue conclusioni: «Tutti i bambini sono riusciti ad alimentarsi correttamente; tutti avevano un poderoso appetito; tutti sono cresciuti bene».

Furono analizzati circa 36.000 pasti, valutando il rapporto fra alimenti vegetali e animali, calorie, percentuali di proteine, grassi e zuccheri e, seppure in modo indiretto, l’adeguatezza dell’apporto di vitamine e minerali. Tutto risultò ricadere nei limiti definiti corretti dalle tabelle nutrizionali e tutto era stato frutto delle scelte libere e spontanee dei bambini.

Ai bambini soggetti dell’esperimento vennero offerti solo alimenti “sani”, sempre al naturale, senza particolari accorgimenti culinari. Questo dimostra due cose: i bambini mangiano e apprezzano il cibo (tutto indistintamente, a dispetto delle credenze sulla loro fantomatica antipatia specialmente per le verdure) senza che si debbano escogitare ricette invitanti e accattivanti. Non esistono, quindi, vere e proprie ricette per l’autosvezzamento.

A questo punto però ribadisco ciò che ho già detto nella prima parte dell’articolo: la responsabilità dell’alimentazione dei nostri figli è nostra; a maggior ragione chi sceglie l’autosvezzamento, che quindi non si affida a tabelle e schemi, dovrebbe impegnarsi a rendere disponibili alimenti salutari in sufficiente varietà.

Lo studio della Davis si conclude infatti così: «I bambini debbono poter scegliere gli alimenti nelle mani dei loro genitori». Abbiamo quindi una grossa, enorme responsabilità, e non possiamo pensare di uscirne indenni con pochi mesi o qualche anno di dieta più attenta. Prima o poi i nostri figli mangeranno con noi e come noi, facendo loro le abitudini alimentari familiari, sane o meno che siano.

Il ruolo dell’adulto: svezzamento come base per una educazione alimentare

Uno dei modi per educare all’alimentazione è insegnare ai nostri figli, già da bambini, ad avere un’alimentazione più varia possibile facendo in modo che il loro palato si abitui a molti gusti e consistenze. Cerchiamo di andare oltre i nostri gusti perché altrimenti potremmo condizionare i  loro che, non necessariamente sono uguali ai nostri. La tipica frase che sento è: “ah no mio figlio/a non mangia le verdure crude ma perché non le propongo visto che a me non piacciono”. Questo atteggiamento rischia di limitare i gusti dei nostri piccoli e non educa ad una corretta e varia alimentazione.

Altro modo per educare all’alimentazione i nostri bambini è, attraverso la routine dei pasti e trasmettendo loro la corretta composizione dei pasti. Intendo che se i nostri pasti sono ben bilanciati a livello di nutrienti,  loro si abitueranno a quella modalità. Quello che potrebbe aiutare è prendere come riferimento i menù proposti dalla scuola o dal nido per avere idee di come comporre un pasto completo e per non rischiare di proporre a cena quello che hanno mangiato a pranzo avendo così un sovraccarico di alcuni nutrienti a scapito d’altri.

Un altro modo per educare all’alimentazione è coinvolgerli nella preparazione delle pietanze poiché così imparano a conoscere bene le materie prime di cui è composto il cibo che mangeranno, imparano che dietro un pasto c’è una manipolazione delle materie prime di cui è composto, imparano che c’è un impegno dietro ciò che si trovano nel piatto e impareranno a rispettarlo, senza considerare l’aspetto relazionale e di condivisione di questo momento.

Possiamo anche coinvolgerli nella scelta di cosa vogliamo preparare per pranzo o per cena oppure informali di cosa si mangerà spiegando magari perché abbiamo fatto quella scelta.

Quando si parla di educazione alimentare familiare uno dei temi caldi solo le  “merendine”. Personalmente non mi piace essere troppo rigida in merito ma opto per dei compromessi. Cerco di soddisfare la golosità di mio figlio preparando io torte, biscotti, barrette di cereali o di cioccolato e riso soffiato oppure, se proprio devo comprarle, faccio attenzione alle etichette (e poi se ogni tanto gli si concede un ovetto Kinder io non ne faccio una malattia). Ammetto di essere fortunata poiché Massimo non è un amante del dolce e si accontenta con piccole quantità e tendenzialmente preferisce un frutto o una verdura cruda come spuntino pomeridiano o mattutino. Certo, credo anche che questo sia frutto delle abitudini alimentari familiari che gli abbiamo trasmesso. Quindi, torniamo sempre lì… noi adulti siamo le loro guide e abbiamo grande influenza su di loro, sia positivamente che negativamente.

Parla la dietista Patrizia Cascarano

Non mi dilungo su quale sia il momento più adatto per iniziare lo svezzamento poiché già ampiamente discusso nella prima parte dell’articolo che potete leggere qui.

In ogni caso si consiglia di iniziare lo svezzamento non prima delle 17 settimane di vita ed entro le 26 settimane. Questo perché progressivamente il latte materno da solo diventa insufficiente a soddisfare le richieste fisiologiche di macro e micronutrienti del bambino in crescita, soprattutto per quanto riguarda l’assunzione di energia e di proteine, l’apporto di ferro, zinco e di alcune vitamine liposolubili come la vitamina A e la vitamina D.

Attenzione a sale e zuccheri!

Per quanto riguarda l’assunzione di sale, va ricordato che il suo consumo, che purtroppo spesso inizia già dal divezzamento, è particolarmente dannoso. Infatti, oltre a favorire l’instaurarsi di alterazioni a carico delle pareti vasali che, alla lunga, favoriranno conclamate patologie cardiovascolari, l’assunzione di cibi troppo sapidi acquisita in tenera età sarà poi difficile da eliminare. Inoltre, un elevato consumo di cibi salati si associa abitualmente a un maggior consumo di bevande zuccherate gasate che è dannoso nei bambini, soprattutto nel delicato periodo del divezzamento, poiché predispone ad obesità. Un recentissimo lavoro ha dimostrato che molti alimenti consumati dai bambini come snack, merendine, succhi di frutta, etc, sono potenzialmente pericolosi per il loro contenuto di sale e di zucchero. Pertanto, nell’alimentazione complementare è altamente sconsigliata l’aggiunta di sale durante la preparazione dei pasti per i nostri bambini.

Per quanto riguarda gli zuccheri, quelli coinvolti sono i monosaccaridi (glucosio e fruttosio) e disaccaridi (saccarosio) aggiunti ad alimenti e bevande, oltre agli zuccheri naturalmente presenti in miele, sciroppi, succhi di frutta e concentrati di succhi di frutta. Questi alimenti sono molto spesso presenti nell’alimentazione dei bambini con possibili effetti avversi per la salute. Uno studio ha dimostrato che i lattanti assumono frequentemente, già dai primi mesi di vita, bevande differenti dal latte come per esempio the, tisane, succhi di frutta, acque zuccherate, etc. Questa abitudine è rischiosa: oltre a non apportare alcun beneficio nutrizionale, l’assunzione di queste bevande si associa ad un maggiore rischio di ridurre l’assunzione di latte che, comunque, deve rimanere la modalità di alimentazione principale del lattante, possibilmente per i primi 6 mesi di vita.

Quindi a parte il latte, l’unica bevanda che dovrebbe essere offerta al lattante, in particolar modo nella delicata fascia di età 6-12 mesi, è l’acqua, con un’assunzione adeguata di 800 ml al giorno (LARN 2014).

Fabbisogno energetico

Secondo le recenti indicazioni dei LARN del 2014, il fabbisogno energetico giornaliero del bambino durante il divezzamento è pari a 70-75 kcal, suddiviso tra i diversi macronutrienti (carboidrati, proteine e lipidi). L’apporto di energia dovrebbe derivare per il 45-60 % dai carboidrati, per il 40 % dai lipidi e solo per il 10 % circa dalle proteine. Si evince quanto preziosi siano i carboidrati per il bambino durante il divezzamento e quanto invece sia importante porre attenzione a non eccedere con le proteine, contrariamente a quanto generalmente spesso si crede. Il bambino durante lo svezzamento ha bisogno di molta energia e questa deriva dai carboidrati.

Uno Sguardo agli alimenti

La frutta:

E’ ricca di vitamine, sali minerali, fibre e zuccheri. Si inizia con mele e pere per passare alle banane, alle prugne e poi anche ad albicocche, pesche e agrumi. Fragole, kiwi e frutta secca (mandorle, noci, nocciole) non sono adatte sotto l’anno di vita perché allergizzanti. Scegliete frutta di stagione, matura, indenne da pesticidi. Lavatela accuratamente, poi frullatela o grattugiatela.

Evitate la frutta esotica e quella che proviene da luoghi lontani.

Se conservata a lungo in frigorifero la frutta perde gran parte delle sue proprietà vitaminiche.

La verdura:

Se si opta per uno svezzamento classico, la base della prima pappa è il brodo vegetale.

Questa componente liquida ha una ragione nutrizionale: l’acqua, infatti, è un elemento indispensabile non solo per trasportare le sostanze nutritive ma anche per aiutare l’apparato digerente ad assimilarle. In questo caso, poi, è ricca di sali minerali e vitamine, disperse durante la cottura dalle verdure.

Acquistatele solo in stagione ed evitate quelle provenienti da paesi lontani: maggiore è la distanza, maggiore è la probabilità che per la conservazione siano state utilizzate anche sostanze chimiche. Meglio se sono prodotti provenienti da coltivazione biologica.

Generalmente le prime verdure utilizzate sono patate e carote, per poi inserire gradualmente, un tipo alla volta, zucchine, finocchi, sedano e fagiolini. Da evitare le verdure dal sapore amaro e quelle dall’aroma molto intenso, come cipolle, verze, cavoli. È consigliabile ritardare l’introduzione di verdure a foglia verde come coste, spinaci e bietole per l’alto contenuto di nitrati, sostanze che potrebbero creare problemi a un bimbo di pochi mesi. Per limitare l’effetto nocivo dei nitrati, acquistate poca verdura per volta e conservatela per tempi brevi in frigorifero, non a temperatura ambiente e non in sacchetti chiusi. Anche i pomodori, potenzialmente allergizzanti, e i legumi, molto ricchi di fibre, vanno introdotti più tardi.

I cereali:

I cereali sono il secondo alimento che va ad aggiungersi alla pappa. Perché? Innanzitutto per rispettare, anche in fase di svezzamento, una tradizione alimentare tipicamente mediterranea il cui valore dietetico è ormai riconosciuto da tutti gli esperti di nutrizione. In secondo luogo, per arricchire la pappa di amido (ovvero di zuccheri complessi) e quindi di energia di lunga durata che permette al bambino di affrontare intervalli sempre più lunghi tra i pasti. Il riso è sicuramente il cereale più indicato per cominciare, in quanto è più digeribile e meno allergizzante. In alternativa si può utilizzare il mais, che è senza glutine come il riso, oppure il grano, l’orzo e l’avena (con glutine) e i loro derivati come creme multicereali, semolino, pastina.

Il pesce:

È un alimento di elevato valore nutrizionale, apporta proteine, sali minerali (tra cui ferro), vitamine e soprattutto particolari acidi grassi (omega 3) che sono fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e della retina dell’occhio. Inoltre, i grassi del pesce svolgono un’azione regolatrice su diversi meccanismi, con il risultato di mantenere bassi i livelli di grassi e colesterolo nel sangue. In sostanza, i grassi del pesce proteggono le arterie e allontanano il rischio di malattie cardiovascolari come l’ipertensione e l’arteriosclerosi. Un compito preventivo che sarà tanto più efficace quanto più è precoce, un motivo questo per abituare vostro figlio (ma anche voi) a mangiare pesce fin da piccolo.

Per il bambino scegliete solo pesci di piccola taglia: infatti maggiori sono le dimensioni, maggiore è la probabilità di accumulo nelle carni di mercurio e diossina, evitate pesce come tonno, palombo e spada.

Evitate sempre il pesce di fondale (sogliola, platessa) perché molto più a rischio di inquinamento.

L’olio:

È da preferire l’olio extravergine d’oliva in quanto ricco di acido oleico (il principale acido grasso del latte materno), di vitamine e di sostanze antiossidanti (utili per il benessere delle cellule). È digeribile e genuino perché ottenuto dalla prima spremitura meccanica delle olive senza l’uso di solventi chimici. Si utilizza a crudo.

Il formaggio:

È un alimento ricco per la presenza di proteine ad alto valore biologico, di calcio e di grassi in percentuale diversa a seconda del tipo. Formaggi stagionati, tipo parmigiano reggiano, grana padano o simili, sono particolarmente nutrienti e digeribili (soprattutto quelli con stagionatura superiore a 2 anni). Si possono aggiungere grattugiati sulla pappa al posto di carne, pesce o altri tipi di formaggio.

La ricotta, morbida e dal sapore delicato, è tra i primi formaggi proposti, ma deve essere fresca e di provenienza garantita.

I formaggini “fusi” non sono indicati soprattutto se contengono polifosfati che limitano l’assorbimento del calcio a livello intestinale.

Lo yogurt:

È una fonte importante di calcio oltre che di proteine. I fermenti “probiotici” (“i fermenti lattici”) lo rendono un alimento particolarmente digeribile e svolgono un’azione favorevole sulla flora batterica contribuendo al benessere dell’intestino. Si può inserire nell’alimentazione del bambino già dal 7° mese.

I legumi:

Fagioli, ceci, lenticchie, piselli sono definiti “la carne dei poveri” per la loro importanza nutrizionale, poiché contengono proteine di origine vegetale. Potete inserirli dall’8° mese, prima come brodo, poi anche passati ma senza buccia.

L’uovo:

È un piccolo grande cibo: il tuorlo è ricco di grassi, proteine, minerali (ferro, fosforo, calcio) e vitamine (A, D e complesso B). L’albume è invece privo di grassi, ma contiene proteine nobili. Proprio l’albume, però, se somministrato precocemente può essere causa di manifestazioni allergiche. Ecco perché il bambino dovrà conoscere l’uovo in tempi diversi, prima il tuorlo e soltanto dopo l’anno l’albume. L’uovo può essere somministrato cotto a la coque, sodo o proposto come frittata, utilizzando una pentola antiaderente, appena bagnata con un cucchiaino di acqua, ma non più di 1-2 volte la settimana e sostituisce la carne, il pesce o il formaggio.

L’uovo crudo non è consigliabile sia per motivi igienici, sia perché è presente una sostanza che ostacola l’assorbimento della vitamina H e che viene inattivata dalla cottura.

I salumi:

Pur essendo una buona fonte di proteine, non sono alimenti nutrizionalmente consigliabili perché ricchi di grassi saturi, sale e di conservanti. Meglio il prosciutto crudo o cotto naturale, senza conservanti e la bresaola. Non date a vostro figlio i salumi più di 1-2 volte la settimana. Il pasto con prosciutto e bresaola sostituisce il pasto di carne, rossa o bianca.

E per finire…

Il primo compleanno conclude la grande esperienza dello svezzamento, la fase di apprendimento di gusti e sapori è terminata e il bambino ora conosce molti alimenti. Adesso inizia un periodo di perfezionamento durante il quale si consolideranno quelle buone e sane abitudini alimentari che dovranno essere alla base della sua dieta.

La monotonia è nemica dell’appetito e della buona salute. Avete trascorso molti mesi a far conoscere al bambino alimenti diversi, se adesso cadete in una routine culinaria rischiate di vanificare questi sforzi, con il rischio di diminuire la curiosità alimentare di vostro figlio e il suo appetito, oltre che di squilibrate la sua dieta per eccesso o per difetto. Variare la proposta alimentare è indispensabile in quanto nessun alimento è “completo”, cioè è in grado di soddisfare da solo le diverse necessità dell’organismo. Di conseguenza, il modo più semplice e sicuro per garantire l’apporto di tutte le sostanze nutritive è quello di offrire al bambino la più ampia possibilità di scelta e la più opportuna combinazione di alimenti diversi. Questo riduce anche il rischio di ingerire in eccesso sostanze estranee eventualmente presenti in un determinato alimento (metalli, inquinanti).

Attenzione alle etichette! È importante prendere l’abitudine di leggere attentamente l’etichetta presente sulle materie prime, per accertarsi della qualità nutrizionale e delle caratteristiche dei prodotti che si acquistano. Inoltre, così facendo, si osservano gli ingredienti che sono indicati in ordine decrescente di quantità. Scegliete prodotti confezionati con alimenti semplici, evitate quelli che utilizzano grassi idrogenati (favoriscono l’insorgere di malattie cardiovascolari) e additivi o coloranti, sono sostanze inutili dal punto di vista nutrizionale e a rischio per intolleranze o allergie.

Osservate la data di scadenza: “da consumarsi entro” è il termine entro cui il prodotto va consumato, mentre “da consumarsi preferibilmente entro” è il termine minimo di conservazione cioè la data fino alla quale il prodotto, se opportunamente conservato, mantiene le sue caratteristiche di genuinità. Verificate sempre la data di scadenza prima di ogni acquisto, così come la modalità di conservazione e di utilizzo segnate sulle confezioni.

 

Soprattutto durante il periodo di svezzamento del bambino, osservate voi stessi e le abitudini famigliari e prendete coscienza che l’imitazione è una straordinaria spinta all’apprendimento, anche alimentare. A tavola vostro figlio vi osserva e soprattutto scruta curioso nei vostri piatti. Non si può pretendere che mangi le verdure se noi genitori le detestiamo, né che faccia colazione se in famiglia nessuno la fa. Le abitudini alimentari sono contagiose. Ecco perché, se volete che vostro figlio condivida i pasti con voi, è indispensabile che proprio adesso correggiate gli errori della “dieta dei grandi”. Ricordatevi che guardandovi a tavola sarà stimolato a imitare i vostri gesti, a mangiare con le posate e a bere con il bicchiere.

L’appetito e la gioia di stare a tavola dipendono dall’atmosfera che si ha intorno e i bambini hanno antenne formidabili in grado di captare tensioni e nervosismi.

Evitate di trasformare il momento del pasto in un gioco, cercate di mantenere l’atmosfera serena, parlate e spiegate al bambino quello che ha nel piatto. Adottare delle regole di comportamento per far sì che la tavola non diventi un terreno di scontro e il cibo un’arma di ricatto.

Ricordate di non trasformare mai il cibo in un premio: “se mangi la carne poi ti do una caramella”, in questo modo confermate la convinzione che la carne non è buona mentre la caramella sì. Ma anche, non trasformate il cibo in un castigo: “se non mangi non vedi i cartoni in televisione”, rischiate di fargli vivere con ansia il momento del pasto.

Ponete attenzione alle porzioni: devono essere a misura di bambino non di adulto, un bambino non può mangiare la stessa quantità di cibo di un adulto!

Utilizzate preferibilmente per la cottura degli alimenti il metodo al vapore o al forno, evitando le fritture. Non date dolci come premio, non zuccherate gli alimenti se non è strettamente necessario. Abituartelo a dissetarsi con acqua o spremute, non con bevande zuccherate!

Spegnete la televisione durante i pasti: se il bambino è concentrato sul video mangia in modo automatico senza neppure accorgersi di che cosa e quanto sta mangiando.

Insegnategli a mangiare senza fretta: i bambini che mangiano velocemente, infatti, tendono a ingrassare di più perché non assaporano ciò che mangiano e non sono mai sazi.

Tabelle e schemi orari: sono davvero utili?

Beh, dipende dallo svezzamento che volete seguire.

Se scegliete l’autosvezzamento sicuramente non vi serviranno tabelle di marcia o schemi orari, basterà seguire gli orari dei pasti della famiglia, il bambino mangerà il cibo proposto per tutta la famiglia e ne mangerà poco o tanto a seconda delle sue richieste.

Se scegliete lo svezzamento naturale o quello che segue la maturazione della dentizione allora probabilmente avrete bisogno di qualche tabellina da seguire ma per quanto riguarda schemi orari direi che non serviranno poiché, in ogni caso, il bambino potrà seguire gli orari familiari dei pasti.

Se scegliete lo svezzamento classico avrete sicuramente bisogno delle tabelle degli inserimenti dei cibi. Anche in questo caso però non sono necessari schemi orari poiché mi sento comunque di consigliare di offrire la pappa al bambino nel momento del pasto di tutta la famiglia, in modo che egli possa partecipare alla convivialità del cibo e nutrirsi anche del momento d’insieme del nucleo famigliare.

Il fatto che non sia indispensabile avere degli schemi orari presuppone, in ogni caso, che venga stabilita una minima routine. Sappiamo quanto importante sia per i bambini avere una routine giornaliera, questa permetterà di farli sentire rassicurati e mai disorientati.

Svezzamento come occasione relazionale

Lo svezzamento ha una valenza anche relazionale; da questo momento il bambino ha la possibilità di comprendere come i pasti non siano solo mirati al soddisfacimento di un bisogno fisiologico, la fame, ma portino con sé uno stimolo relazionale. Per questo è importante, fin da quando il bambino è in grado di stare seduto, farlo partecipare ai pasti insieme alla famiglia così che, non solo sia stimolato alla curiosità verso il cibo e all’atto spontaneo di nutrirsi autonomamente, ma possa godere della convivialità del momento. I pasti, infatti, sono un’ottima occasione per raccontarsi, scambiarsi idee, ascoltare, imparare dall’altro ecc. Io personalmente ci tengo molto al momento del pasto trascorso insieme, dona il senso di famiglia e di unione, è condivisione, scambio, amore.

Ci sarebbero ancora temi interessanti in merito allo svezzamento che non abbiamo affrontato in questi due articoli dedicati. Il tema è veramente vasto e le domande, quando ci si avvicina a questo momento, sono tante. Continuate a cercare informazioni e a leggere libri sul tema, troverete tutte le risposte che state cercando e scoprirete così la vostra dimensione.

Bibliografia:

 “Da 0 a 6 anni” SIPPS e Ministero della Salute – 2007

“Cultura che nutre – strumenti per l’educazione alimentare” – 2008

Manuale di Nutrizione in Età Evolutiva” AA.VV. SIPPS – 2016

“Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento” Lucio Piermarini, 2008, Bonomi Editore

“Naturalemente bimbo” Antonio Amodei, Michelle Bièse, Piero Caneti, Milena Casadei, Daniela Fornara, Enrico L. Frontini, Monica C. Gallo, Barbara Grando, Olivia Greco, Simona Mezzera, Catia Trevisani, Mimmo Trignale, 2003, Terre Nuove Edizioni

Sitologia:

www.uppa.it

 

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