svezzamento

SVEZZAMENTO: PRONTI, PARTENZA, VIA! (Prima Parte)

Prima o poi tutti noi genitori ci troviamo alle prese con lo svezzamento. Quando si avvicina il momento iniziamo ad interrogarci su come fare, che tipo di svezzamento scegliere, ecc. Iniziamo anche a reperire informazioni dagli amici che già l’hanno affrontato, dal pediatra, da internet, leggiamo libri e così via. Spesso, però, tutto questo cercare genera confusione e non riusciamo a chiarirci le idee.

Con questo articolo vorremmo offrire chiarezza ed oggettività sul tema dello svezzamento, scevre da giudizio. Il nostro obbiettivo non è sponsorizzare una modalità rispetto ad un’altra ma informare sulle tante possibilità fra cui poter scegliere per svezzare i propri figli: SAPER SCEGLIERE, SAPER ESSERE, SAPER FARE!

Indice dei Contenuti

Svezzamento: Un Termine Desueto

Abbiamo scelto non a caso questo sottotitolo. Infatti, in passato il termine “svezzamento” aveva il significato di “perdere il vezzo, un difetto o cattiva abitudine”. Lo svezzamento coincideva con il momento in cui al bambino, ormai considerato grande, veniva eliminato definitivamente l’allattamento al seno considerato, da un certo momento in poi, solo una “abitudine” senza nessun altro scopo degno di considerazione. Oggi con il termine svezzamento si intende quel momento in cui il bambino passa da una alimentazione esclusivamente liquida, a base di latte materno o di formula, ad un’alimentazione mista attraverso l’introduzione di cibi semisolidi e solidi.

Possiamo dire, quindi, che ad oggi il termine svezzamento ha assunto un significato più ampio, libero dalla precedente connotazione negativa che presupponeva un prima “viziato” ed un dopo “meritevole”. Questo anche grazie alla scienza che ha dimostrato come il latte materno rappresenti una risorsa anche oltre i 2-3 anni di vita del bambino ed ecco perché si parla ormai di “Alimentazione Complementare” (AC), termine più corretto e che evidenzia come il cibo solido o semisolido non vada a sostituirsi ma ad aggiungersi al latte materno o formulato che continua a rimanere l’alimento principale. In ogni caso, “svezzamento” rimane il termine più popolare e utilizzato.

Lo Svezzamento Oltre La Definizione

Ma cosa rappresenta lo svezzamento per il bambino? La risposta incondizionata alla legge della natura!

Non dovremmo, infatti, considerare lo svezzamento solo come un cambiamento programmato e guidato da criteri nutrizionali e statistici ma ampliare la sua considerazione analizzandolo come una fase evolutiva, una tappa obbligata dello sviluppo alla quale il bambino non può sottrarsi per natura, una spinta evolutiva esattamente come quando la naturale evoluzione lo “obbliga” a mettersi in piedi, camminare, parlare ecc.

Come scrive il pediatra Lucio Piermarini nel suo “Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento”:

«Quindi i bambini si svezzano semplicemente perché non possono farne a meno. Glielo impone la legge della natura. La legge della sopravvivenza»

Lucio Piermarini

Questo concetto può tranquillamente far dedurre che non è poi così necessario scervellarsi sul quando cominciare (seppur è bene siano state raggiunte alcune importanti tappe di crescita che vedremo più avanti), basterà ascoltare e seguire l’istinto evolutivo del nostro bambino, in altri termini, ascoltare e assecondare le sue esigenze di crescita e autonomia e senza forzature, cosa che tendenzialmente avviene non prima dei 6 mesi.

Allora Quando Cominciare?

Ecco la domanda fatidica a cui sembra di non venire mai a capo ma vedrete che farsi una idea a riguardo non sarà poi così difficile.

Partiamo dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Santià) che raccomanda l’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi circa di vita del bambino. Diciamo “circa” poiché la stessa OMS non indica una età precisa, in quanto i fattori che determinano il momento giusto per dar via allo svezzamento sono legati allo sviluppo soggettivo di ogni bambino, come del resto avviene per qualsiasi tappa di crescita.

Quali sono dunque i fattori indispensabili affinché si possa pensare di dare il via allo svezzamento?

  • La maturità digestiva che avviene introno ai 4-5 mesi di vita.
  • La capacità del bambino di controllare il tronco e che quindi riesca a mantenere la posizione da seduto.
  • La perdita del riflesso di estrusione. Questo è un riflesso neonatale, un movimento involontario che il neonato effettua in risposta a uno stimolo esterno. Man mano che il SNC (Sistema Nervoso Centrale) del piccolo matura, maturerà anche la sua capacità di produrre movimenti intenzionali. Ci possiamo rendere conto se il nostro piccolo ha perso il riflesso di estrusione toccando le sue labbra con un cucchiaino e se il bimbo porta in fuori la lingua quasi sfregandola sul palato allora il riflesso è ancora presente. Il riflesso di estrusione lo si abbandona intorno ai 5 mesi, ma anche in questo caso nulla è fisso ed oggettivo. Questo punto è uno dei più fondamentali poiché se dessimo del cibo, anche frullato, ad un bambino che non ha ancora abbandonato tale riflesso sputerebbe la maggior parte del cibo presente sul cucchiaino e quella poca quantità finita in bocca potrebbe causare tosse e strozzamento.
  • L’interesse verso il cibo che il bambino vede mangiare da noi adulti.

Questi sono i punti che ogni genitore dovrebbe memorizzare, imparare a riconoscere e rispettare. Ci tengo ad usare il termine “rispettare” perché il momento giusto per passare dall’allattamento esclusivo (che sia materno o formulato) all’alimentazione complementare può dircelo solo il nostro bambino e noi genitori dobbiamo imparare ad ascoltare e leggere i segnali. Anche perché, lo svezzamento, non è solo questione di tappe evolutive e maturazione fisiologica ma rappresenta per il bambino un totale cambiamento di atteggiamento. Infatti, da un atteggiamento passivo, in cui accettava ciò che gli veniva dato soddisfacendo il suo bisogno primario di sopravvivenza e affetto, con lo svezzamento passa ad un atteggiamento attivo in cui si interessa al cibo e mostra la volontà di assaggiarlo.

Proprio perché lo svezzamento non è solo una questione di maturità fisica, è bene che il momento in cui decidiamo di iniziare coincida con un periodo in cui bambino e famiglia (soprattutto chi si occupa principalmente dell’alimentazione del bambino) siano sereni, senza affaticamenti esterni. Per esempio, se stiamo vivendo una fase stressante a lavoro o in famiglia, se il bambino sta attraversando un periodo in cui è particolarmente cagionevole, se è stato sottoposto a vaccini o dovrà esserlo a breve, se la famiglia sta per affrontare un trasloco o si sono cambiati da poco i ritmi quotidiani, è opportuno posticipare lo svezzamento.

Quale Svezzamento Scegliere?

Esistono varie modalità per svezzare i nostri piccoli, per quanto mi riguarda non ce n’è una più giusta o una meno giusta, dipende molto da noi stessi, dalle nostre priorità, da quanto vogliamo informarci e quanto a fondo, dalle nostre filosofie di vita e quindi da cosa vogliamo e desideriamo per la nostra famiglia, come intendiamo educare all’alimentazione i nostri figli ecc. Premesso questo, va da sé che ognuno fa la scelta più affine alle proprie esigenze, quella che sente più vicina ai propri “credo”. L’importante è, come sempre, conoscere. Nonostante non sia una mia indole quella di classificare in maniera così rigida, in questo caso, se non altro, credo faciliti la chiarezza. Sulla rigidità ci torneremo dopo.

Ci tengo inoltre a fare un breve disclaimer: non sono una pediatra e non ho alcuna competenza medica e ciò che scrivo è frutto dei miei studi sia in ambito professionale, come educatrice, sia in ambito privato, come mamma. Le informazioni negli anni le ho reperite attraverso lo studio di libri, la formazione sul campo e il confronto con professionisti quali pediatri, omeopati e nutrizionisti.

Preciso anche che non parlerò di svezzamento vegetariano o vegano non perché non la contempli tra le possibilità ma semplicemente perché non sono sufficientemente preparate in merito. In ogni caso sul web trovate in merito tantissimo materiale, anche se è sempre meglio farsi consigliare e guidare da professionisti senza imbattersi in un fai da te potenzialmente dannoso per la salute.

Svezzamento “classico”

È lo svezzamento che viene iniziato spesso precocemente (addirittura dai 4 o 5 mesi) e che segue tabelle di inserimento dei cibi che generalmente funzionano così: Il primo alimento che viene introdotto dallo schema classico di svezzamento è la frutta (mela, pera, banana e prugna) solitamente introdotta come spuntino mattutino o pomeridiano.
Il frutto deve essere offerto al bambino in piccole quantità, frullato o omogeneizzato. Il primo giorno, se il bambino lo gradisce, saranno offerte un paio di cucchiaiate, per poi aumentare le quantità fino ad arrivare ad un vasetto di omogeneizzato o a un frutto intero.
Viene consigliato di proporre un frutto per volta, con cicli di una settimana ciascuno, in maniera da sviluppare il gusto del bambino e verificare eventuali reazioni avverse, che sono tuttavia estremamente rare.

Dopo alcune settimane dall’introduzione della frutta, sarà possibile introdurre un pasto a base di brodo vegetale. Anche in questo caso, lo schema classico di svezzamento prevede l’introduzione di un brodo a base di carota e zucchina, al quale dopo alcuni giorni sarà possibile aggiungere la patata e con cadenza infrasettimanale altra verdura di stagione. Il brodo sarà addensato con il passato delle verdure usate per farlo e con farine di vari cereali (riso, mais e tapioca, multicereale ecc.). Solitamente viene consigliato di cominciare dalle farine prive di glutine per poi introdurlo in un secondo momento. In seguito, le tabelle prevedono l’introduzione della carne liofilizzata (agnello, coniglio), omogeneizzata oppure cotta al vapore e frullata. Consigliano sempre di cominciare dalle carni bianche perché più digeribili e poi in seguito inserire le rosse.

Dopo un mese circa dall’introduzione del pasto a pranzo, sarà possibile sostituire anche il pasto della sera con una pappa a base di brodo vegetale, crema di cereali e formaggio fresco (robiola, caprino, ricotta).

Le tappe di introduzione, secondo lo schema classico, sono le seguenti:

  • Settimo mese: glutine (pastina, biscottini sciolti nel latte)
  • Ottavo mese: legumi (tutti ad eccezione delle fave). Yogurt per la merenda del pomeriggio.
  • Nono mese: pesce (da sostituire alla carne nel pranzo o al formaggio nella cena) e carne di manzo o vitello.
  • Decimo mese: pomodoro (la classica pastasciutta con sugo di pomodoro fresco bollito e passato) e uovo (sodo, solo tuorlo e a integrazione graduale fino a raggiungere l’uovo intero al compimento del primo anno).
  • Dodicesimo mese: lo svezzamento si completa con l’assunzione di latte vaccino che potrà essere sostituito al latte formulato. L’allattamento al seno potrà invece proseguire.

Quando il bambino si sente pronto (o forse più quando il genitore si sente pronto) si passa dal cibo passato a quello a pezzi.

 Chi allatta al seno potrà continuare ad allattare il proprio bambino su richiesta senza paura di interferire con il nuovo schema alimentare. A onor del vero, però, quando ci si affida a questo tipo di svezzamento spesso si abbandona molto velocemente l’allattamento materno perché quasi interamente sostituito dai pasti. Per chi allatta al seno è una questione piuttosto “meccanica”: il bambino si sazia con i pasti proposti quindi ciuccierà meno e di conseguenza verrà prodotto sempre meno latte, poiché la produzione di quest’ultimo è stimolata dalla suzione.

 Generalmente questo è lo svezzamento proposto dalla maggior parte dei pediatri.

Autosvezzamento

È uno svezzamento complementare, quindi, non va a sostituire l’allattamento materno o formulato che, come raccomanda l’OMS deve proseguire almeno fino ai sei mesi di età. Per chi allatta al seno e intende intraprendere la strada dell’autosvezzamento potrà tranquillamente proseguire il suo allattamento a richiesta fino a quando la mamma e il bambino lo vorranno.

L’autosvezzamento parte dal presupposto che sia il bambino a svezzarsi da solo e che il genitore soddisfi ogni richiesta del bambino, in termini di assaggi, purché si tratti di cibo idoneo secondo il giudizio del genitore stesso. Nel momento in cui il bambino comincerà quindi a mostrare interesse per il cibo, esplicitando la volontà di volerne sperimentare gusti e consistenze attraverso la manipolazione (con l’ausilio di mani e bocca che è il suo organo per eccellenza dedicato alla scoperta), il genitore avvallerà questo bisogno di autonomia e conoscenza. Questo momento coincide tendenzialmente con il sesto mese di vita ma non è da escludere che possa avvenire prima o dopo; le tempistiche sono sempre molto soggettive. Va da sé, quindi, che se il bambino non mostra interesse non è ancora il momento di cominciare lo svezzamento o se il bambino smette di chiedere assaggi non c’è motivo di non rispettare questa volontà. L’ottica non è quella dell’alimentazione solida per saziare ma per sperimentare e rispondere alle esigenze evolutive del bambino. A saziarlo e farlo crescere continuerà a pensarci l’allattamento che, come già detto, rimarrà la sua fonte principale di sostentamento. Ciò significa anche che non sarà necessario definire una routine oraria dei pasti o che la famiglia dovrà modificare ritmi e durata dei pasti. Altro tema che caratterizza l’autosvezzamento è la gradualità naturale con cui il bambino si avvicinerà al cibo e aumenterà le richieste oltre alle quantità.

Quello che viene consigliato è far sedere il bambino a tavola insieme alla famiglia appena è in grado di stare seduto così che possa condividere il momento dei pasti e questo possa incentivare e stimolare la sua curiosità in merito.

Nel caso dell’autosvezzamento non si passa quindi dalle pappe semiliquide al cibo a pezzi, ma si accondiscende alle richieste di assaggiare ciò che il bambino vedrà in tavola. Ovvio è che gli assaggi concessi dovranno avere forme idonee ed essere tagliati in maniera da non recare alcun tipo di rischio di soffocamento. A tal proposito consiglio di consultare il profilo Instagram di Deborah Autieri, logopedista, in cui troverete tantissime informazioni utili circa la giusta modalità di tagliare i cibi durante lo svezzamento.

Qui un grande ruolo lo giochiamo noi genitori, anzi direi proprio che abbiamo una grande responsabilità che può essere anche una grande opportunità. Non sempre le abitudini alimentari degli adulti sono salutari in termini di qualità e bilanciamento nutrizionale, fattori invece indispensabili per una dieta sana e nutriente. Chi decide di imbattersi nell’autosvezzamento, ma non solo, dovrà quindi domandarsi se le abitudini alimentari familiari siano corrette e possano essere un buon esempio per i nostri figli, che, volenti o nolenti, prima o poi, le faranno proprie. Per questo dico che lo svezzamento dei nostri figli può essere una grande occasione per modificare o migliorare le nostre routine alimentari, così che a giovarne sarà tutta la famiglia.

Svezzamento Naturale

Lo svezzamento Naturale, in un certo senso, non è così diverso dall’autosvezzamento poiché l’attenzione è sempre puntata sull’ascolto e il rispetto dei tempi e bisogni del bambino, la promozione dell’autonomia, la gradualità naturale e l’autoregolazione. Anche in questo caso si tratta di Alimentazione Complementare e quindi non si sostituisce ma si aggiunge al latte materno o formulato e per stimolare la curiosità si consiglia di sedere a tavola il bambino appena riesce a stare seduto cosicché possa condividere il momento del pasto con gli adulti. Anche nel caso dello svezzamento naturale si sceglie di offrire al bambino il cibo che tutta la famiglia consuma senza proporre cibo preparato appositamente per lui, sempre a patto che ciò che c’è in tavola sia idoneo secondo il parere del genitore. Ciò non significa che chi opta per questo tipo di svezzamento debba bandire le pappe prima di proporre il cibo a pezzi; facciamo sempre quel che ci sentiamo.

Ma allora dove sta la differenza?

Generalmente chi opta per questo tipo di svezzamento predilige la naturalità e la biologicità degli alimenti (attenzione che può non essere esclusa dall’autosvezzamento). Lo svezzamento naturale infatti pone molta attenzione a questo aspetto, al fatto che i cibi proposti siano di stagione (abitudine che io consiglio di adottare a prescindere e per qualunque svezzamento scegliate). Inoltre chi decide di seguire uno svezzamento naturale tendenzialmente si affida alla medicina alternativa, all’omeopatia, all’osteopatia, alla naturopatia e quindi è naturalmente più portato ad avere un atteggiamento più rispettoso della fisiologia.

Parlando di svezzamento naturale a mio parare è bene anche parlare di rapporto tra dentizione, maturazione degli organi e sviluppo enzimatico. È stato osservato che ad ogni tipo di dente consegue una diversa maturazione degli organi, pertanto adattando l’alimentazione a queste fasi si ha uno sviluppo armonico nel neonato proteggendolo dai primi incontri con le malattie. Consideriamo che la microflora intestinale alla nascita praticamente non esiste, il bimbo quando nasce è privo di flora batterica (o come viene chiamata da tempi più recenti, microbioma), il primo incontro lo ha durante l’attraversamento del canale uterino quando viene a contatto con i batteri residenti; in genere sono i lattobacilli, quelli che dovrebbero, in condizioni fisiologiche, difendere il territorio genitale della mamma mantenendo il pH attorno ad una bassa basicità. Il bambino ha poi un ulteriore contatto con i batteri che abitano la pelle, attorno al capezzolo materno, con le prime poppate formate dal colostro, sostanza preziosissima in quanto è il primo fornitore di Immunoglobuline che lo proteggeranno dai patogeni. La lattazione, secondo questa tipologia di svezzamento, dovrebbe durare senza interruzioni almeno fino allo spuntare dei primi dentini, momento in cui si inizierà lo svezzamento, non prima. In questo modo ci saranno meno possibilità di malattie da raffreddamento o problemi enterici, ritardando il più possibile il primo incontro con gli antibiotici che purtroppo distruggeranno in maniera irreversibile la flora batterica originaria che non verrà più ripristinata in alcuna maniera.

Lo svezzamento, secondo quest’ultima visione, ovvero quella che mette in relazione lo svezzamento con la dentizione, dovrebbe quindi iniziare ai primi sentori della dentizione; Con i primi incisivi abbiamo la fase dei roditori ed è corretto introdurre le farine dei semi, la frutta (mela e pera sono le più digeribili) ed i primi ortaggi (carota), da evitare l’utilizzo della patata in questa fase perché è un alimento eccessivamente ricco in amidi che all’interno dell’intestino tende a produrre colle, e a seconda delle tipologie, possono portare a squilibri della flora intestinale e a selezionare più facilmente colonie patogene, attenzione anche all’uso dei legumi, meglio evitarli allo spuntare dei primi incisivi ed introdurli progressivamente quando saranno comparsi tutti gli incisivi, iniziando dai piselli e dalle lenticchie più facilmente digeribili e preferendo prima i legumi decorticati.

Con i successivi incisivi e i primi premolari, fase degli erbivori, si possono inserire inizialmente i primi ortaggi e solo con i secondi premolari possiamo introdurre con tranquillità le prime verdure, le erbe, le verdure a foglia larga tipo insalate; queste ultime richiedono una digestione più complicata e creano facilmente fermentazione, quindi è bene aspettare che la flora intestinale si sia ben formata prima di introdurla.

È bene prediligere verdure, ortaggi e frutta di stagione ed evitare, là dove è possibile, frutti esotici, in quanto estranei alle nostre latitudini e alle nostre abitudini alimentari, in quanto ogni cibo richiede un suo tipo di digestione e la maturazione di un qualche specifico enzima.

Infine, bisogna attendere la nascita dei canini prima di introdurre gli alimenti di origine animale, con l’esclusione dell’uovo, in particolare del tuorlo dell’uovo. A tal proposito si rimanda agli insegnamenti steineriani sul significato dell’uovo. Lui consigliava di non dare mai l’uovo ai bambini fino a che non si riconoscevano come individuo, fenomeno che avviene attorno ai 3 anni. Se poniamo un bambino davanti allo specchio prima dei tre anni lui vede nel riflesso un altro; ma dopo che ha imparato il significato di io, attorno ai 3 anni, momento dell’identificazione del sé, gli si può dare tranquillamente l’uovo perché la sua struttura è pronta. Darglielo prima significa accelerare il processo di maturazione, mentre non è ancora pronto al salto qualitativo.

Queste informazioni sullo svezzamento in relazione allo sviluppo della dentizione sono state prese dal materiale privato delle lezioni tenute a naturopati dall’Omeopata Alessandro Cavallaro che ringrazio per avermene concessa la lettura e la divulgazione.

«La salute e l’equilibrio dello sviluppo del bambino possono essere assicurati unicamente ricorrendo ad alimenti il più possibile integri nelle loro caratteristiche nutrizionali, dotati di una elevata qualità biologica e consumati nella loro forma più simile a quella presente in natura.»

Naturalmente bimbo, 2003, Terra Nuova Edizioni

Come Sempre “ZERO RIGIDITÁ” E Via Libera Alla “SOGGETTIVITÁ”

Chi ci segue ormai sa che ci piace sempre puntare l’occhio di bue sulla flessibilità e sulla soggettività ed anche in questo caso ci teniamo a sponsorizzarle. Infatti, quello che consigliamo, una volta reperite tutte le informazioni di cui avete bisogno, è optare per la soluzione che più sentite vostra magari anche attingendo da più fonti. Costruitevi la vostra dimensione considerando la vostra situazione, il vostro contesto familiare, le vostre esigenze e soprattutto, il vostro bambino!

Come avete letto, ed esempio, non c’è un abisso tra l’autosvezzamento e lo svezzamento naturale quindi volendo potrebbe essere una soluzione quella di optare per l’atteggiamento consigliato dall’autosvezzamento ma seguendo la naturalità sia dei prodotti che della fisiologia proposti dallo svezzamento naturale.

Oppure, preferendo lo svezzamento classico, si potrebbe, anche in questo caso, combinare quest’ultimo con quello naturale proponendo cibi naturali, biologici, il meno possibile industriali, evitando l’alimentazione specifica infantile, detta anche “baby food”, preparando noi stessi gli omogeneizzati, decidere di iniziare lo svezzamento solo quando vediamo interesse da parte del bambino, ecc.

A mio parere una volta che siamo a conoscenza di ciò che è più o meno salutare e di cosa rappresenta per il bambino il momento dello svezzamento, allora possiamo pensare di creare lo svezzamento a nostra misura. Quindi quello che consiglio spassionatamente, non solo per lo svezzamento ma in ogni ambito della vita è: STUDIAMO! INFORMIAMOCI! CONOSCIAMO! AGIAMO CONSAPEVOLMENTE!

Buon Svezzamento a tutti!

Letture consigliate

Bibliografia

  • Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento. Lucio Piermarini, 2008, Bonomi Editore
  • Naturalemente bimbo. Antonio Amodei, Michelle Bièse, Piero Caneti, Milena Casadei, Daniela Fornara, Enrico L. Frontini, Monica C. Gallo, Barbara Grando, Olivia Greco, Simona Mezzera, Catia Trevisani, Mimmo Trignale, 2003, Terre Nuove Edizioni

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