spannolinamento

SPANNOLINAMENTO?!… HELP!

Cosa rappresenta per il bambino

Lo spannolinamento è uno dei momenti più temuti da noi genitori, perché tendenzialmente non sappiamo bene da dove cominciare e allora iniziamo a confrontarci con amici e parenti, consultiamo siti e blog alla ricerca di informazioni e consigli o magari anche di qualcuno che lo faccia al posto nostro! Così però rischiamo di perdere di vista l’unica cosa che forse ci è davvero utile: lo sguardo e l’attenzione sui nostri figli.

Se questo focus viene mantenuto attivo, riusciamo a capire se per loro, ma anche per noi come famiglia, è davvero il momento giusto per questo passaggio importante. Infatti l’addio al pannolino è un traguardo da non sottovalutare, si tratta di una transizione delicata, è un passo enorme verso l’autonomia . Il coinvolgimento cognitivo ed emotivo del bambino è immenso. Togliere il pannolino non è un’impresa meramente meccanica che riguarda solo il controllo sfinterico; è questione di consapevolezza circa i propri bisogni fisiologici e di saper dare un nome alle percezioni fisiche. Il bambino deve essere pronto a lasciare andare una parte di sé che per mesi o anni ha tenuto nel pannolino, anche dopo averla espulsa fisicamente dal corpo, fino al momento in cui veniva pulito e cambiato. Quindi anche la prospettiva cambia, il bambino passa da soggetto passivo ad attivo e impara anche la capacità di gestire la sua sfera dell’intimità. Tutto questo ci fa capire come lo spannolinamento non sia solo l’apprendimento di una tecnica ma porti con sé obbiettivi educativi ad ampio spettro e rappresenti una sostanziale crescita del bambino.

considerazioni utili prima di cominciare

Per i  motivi suddetti, prima di iniziare lo spannolinamento sarebbe opportuno che il bambino abbia raggiunto alcune tappe di crescita, quali:

  • la regolarità con cui fa pipì e va di corpo rimanendo asciutto per diverse ore,
  • la consapevolezza con cui utilizza i “si” e i “no” e con cui svolge i compiti che gli vengono assegnati,
  • la minima conoscenza del proprio corpo mostrando, per esempio, fastidio se il pannolino è sporco oppure indicando esplicitamente che ha fatto cacca o pipì,
  •  la volontà di provare a vestirsi o spogliarsi da solo,
  • l’emulazione del comportamento degli adulti o dei bambini più grandi.

Sicuramente questi punti non sono gli unici da tener in considerazione quando si valuta di cominciare, poiché, come già detto, è una fase importante e altresì delicata, per cui i bambini devono essere pronti ed attrezzati ad affrontarla da più punti di vista. Interroghiamoci, per esempio, sul fatto che il bambino sia pronto emotivamente ad affrontare questa sfida, ovvero, cerchiamo di focalizzare la nostra attenzione su  come gestisce le frustrazioni e i momenti di difficoltà e su come si approccia al “nuovo”.

Valutiamo anche se i nostri piccoli stiano già affrontando altri coinvolgimenti emotivi importanti, come per esempio l’arrivo di un fratellino o di una sorellina che, aggiunto alla “fatica” dello spannolinamento, potrebbe essere un vissuto troppo pesante per loro da gestire. Anche in questo caso però, come in ogni situazione, la valutazione caso per caso è fondamentale. Se per alcuni bambini togliere il pannolino in questa fase vorrebbe dire staccarsi ulteriormente dai genitori (soprattutto dalla mamma) e perdere quel contatto esclusivo dedicato al cambio del pannolino, dirottandolo principalmente sul secondo genito, per altri potrebbe invece significare un passaggio importante per la propria affermazione in un momento in cui le attenzioni sono spesso concentrate sul nuovo arrivato.

L’altro focus da considerare siamo noi, i genitori.  E’ importante valutare se anche noi siamo pronti, se stiamo vivendo un periodo particolarmente delicato o stressato, perché, se così fosse, non riusciremmo a supportare al meglio i nostri figli. Ricordiamoci inoltre che i piccoli respirano gli stati d’animo familiari, di conseguenza difficilmente saranno predisposti alla gestione di stress supplementari, nel caso in cui in casa ci siano già situazioni emotivamente delicate; a tal proposito vi invito a leggere QUI un nostro articolo che parla proprio della sensibilità dei bambini verso gli stati emotivi delle persone che lo circondano.

lo spannolinamento: Come procedere

Ora che abbiamo focalizzato la nostra attenzione su come decidere consapevolmente di togliere il pannolino al nostro piccolo, vediamo come è possibile affrontare nella pratica questa esperienza. Per mio figlio e per le famiglie che supporto consiglio sempre di togliere il pannolino senza passare attraverso l’utilizzo dei pull up (pannolini a mutandina). Questo perché, con gli anni di esperienza in spannolinamenti, mi sono resa conto che rallentano il processo di consapevolezza del bambini, poiché in pratica, per loro non cambia nulla, a parte il fatto che noi gli chiediamo sovente di andare a fare la pipì.

Perciò consiglio di iniziare fin dal primo giorno senza pannolino, sostituendolo con la mutandina di cotone appena dopo la prima pipì del mattino. Per il resto della giornata armiamoci di memoria, per chiedergli spesso di andare in bagno in modo da abituarlo a questa nuova routine, e di pazienza, per sopportare gli inevitabili incidenti di percorso (liquidi e solidi!). Io sono un po’ smemorina quindi nei primi due o tre giorni di spannolinamento ho usato una sveglia, l’ho puntata ogni 30 minuti circa e ne ho modificato il tempo a seconda della resistenza che il bambino acquisiva. In questo modo non ho dimenticato di mandarlo in bagno ed ho potuto ridurre le pipì addosso che, oltre a generare disagio al bambino, portano a mooolte lavatrici!

Per quanto riguarda gli strumenti, come vasini e riduttori per wc, dipendono dal bambino; alcuni si sentono più sicuri iniziando l’approccio col vasino per poi passare successivamente al wc con l’ausilio del riduttore. Mio figlio per esempio ha da subito utilizzato entrambi, davamo a lui la possibilità di scegliere quello che preferiva. Sicuramente è utile avere il vasino in casa perché promuove l’autonomia del gesto.  Quando si utilizza il wc, consiglio di fornire uno sgabellino al bambino in modo che possa appoggiare i piedini ed essere comodo.

Durante il primo periodo di spannolinamneto, il pull up può essere una buona soluzione per gli spostamenti più lunghi in macchina o se dobbiamo andare a fare la spesa; in questo caso anche fuori casa possiamo continuare ogni tanto a proporre una tappa in bagno con la comodità di un pannolino che si abbassa e si alza esattamente come una mutandina e se dovesse succedere l’inconveniente non ci troveremmo in difficoltà nel bel mezzo del centro commerciale. Man mano che si procede e che vediamo crescere nel bambino la consapevolezza, possiamo cominciare a fidarci e provare a togliere il pannolino o il pull up anche durante i tragitti in auto, magari adoperando una traversina e portando sempre uno zaino con il cambio.

Se nostro figlio frequenta il nido, lasciamoci consigliare e guidare dalle educatrici in questa fase di riflessione ed osservazione, loro avranno sicuramente uno sguardo più oggettivo poiché prive del coinvolgimento emotivo dei genitori. Sapranno aiutarci a considerare ogni aspetto o magari alleggerire il nostro punto di vista, smorzando esagerate remore. Inoltre ci aiuteranno nella pratica, poiché il bambino passa molte ore al nido e qui la routine dello spannolinamento è molto ritmica e assolutamente efficace. Inoltre il nido permette la condivisione del momento con i coetanei e il confronto con i bimbi più grandini, ciò favorisce inevitabilmente l’apprendimento. Magari di questo parleremo in un articolo dedicato.

La fretta non è amica dello spannolinamento

Io sono una sostenitrice del “tempo al tempo”, mi piace l’idea di dare al bambino il tempo di cui necessita per metabolizzare i cambiamenti; la fretta genera stress in noi e nei nostri piccoli e non può essere questo nervosismo a caratterizzare un passaggio così importante e impegnativo. Pertanto, sconsiglio sempre di ridursi all’ultimo momento per affrontare lo spannolinamento. Per esempio, se avete programmato l’inserimento alla scuola dell’infanzia per settembre è meglio cominciare a togliere il pannolino verso maggio in modo da avere quattro mesi per raggiungere l’obbiettivo. Ovviamente nessuno vieta di iniziare lo spannolinamento in inverno o in autunno, ho parlato del periodo primavera-estate perché i bambini si vestono meno, per cui bagnano meno indumenti ed inoltre per loro è più semplice abbassare velocemente le mutandine.

Un momento in cui sicuramente non bisogna avere fretta di togliere il pannolino è la nanna, non solo pomeridiana, ma soprattutto quella notturna. Alcune scuole di pensiero consigliano di toglierlo subito anche durante il sonno ma io, dalla mia esperienza, ho visto che in questi casi spesso il sonno del bambino viene compromesso. Infatti preferisco consigliare di aspettare che il bambino si svegli con il pannolino asciutto almeno per 5/7 giorni consecutivi, a meno che non sia lui stesso a chiedere esplicitamente di dormire senza e in questo caso è bene assecondarlo. Quando decidete di togliere il pannolino durante la nanna, è importante far fare una pipì appena prima di andare a letto in modo che abbia un buon margine di resistenza e coprire il materasso con una traversina o con coprimaterassi impermeabili.

Tendenzialmente il must dello spannolinamento è “NON SI TORNA MAI IN DIETRO” ma facciamo attenzione alla rigidità: se ci rendiamo conto che un passo in avanti fatto con disinvoltura porta nel bambino segni di regressione, diamo il tempo a questo disagio di rientrare e se si protrae per molto tempo, non incaponiamoci. Confrontiamoci con qualcuno, magari con le educatrici del nido o con la babysitter qualificata a cui affidate i vostri figli ed eventualmente è possibile considerare una marcia indietro che preservi la serenità del bambino e non lo stressi.  A tal proposito vi riporto come esempio la mia esperienza personale.

Massimo ha deciso in autonomia di cominciare il processo di spannolinamento a circa 12 mesi. Un giorno, a casa dei nonni, ha visto un riduttore per wc, che degli amici ci avevano prestato per il futuro. L’ha tirato fuori e io gli ho mostrato a cosa servisse per soddisfare la sua curiosità. Da quel giorno l’ha utilizzato sempre di più fino ad oggi che abbiamo tolto definitivamente il pannolino, tranne nella nanna.  Inizialmente avevamo tolto il pannolino per il riposino pomeridiano, poi ha iniziato a bagnarsi moltissimo e il suo sonno cominciava a diventare disturbato per via dei risvegli infastiditi dalla sensazione di bagnato. Inizialmente ho atteso che il momento passasse ma poi, vista la durata prolungata del periodo, mi sono confrontata con le educatrici di sezione, mie colleghe, ed abbiamo valutato che un piccolo passo indietro poteva essere utile. Massimo durante il sonno sprofondava in una rielaborazione di emozioni e di esperienze da cui faticava a venir fuori per sentire e gestire lo stimolo della pipì. Di fatto, non è morto nessuno nonostante il dietro front (purché siano consapevoli ed oculati), anzi ha ripreso a dormire bene il pomeriggio ed ora, a due anni e mezzo, sta iniziando a chiedermi lui ogni tanto di dormire senza pannolino.

Ricompensa si, ricompensa no

Personalmente non sono una fan delle ricompense materiali, perché ritengo facciano perdere il focus sul movente dell’azione e inoltre credo che a lungo andare, una volta abituati al “regalino”, venga sminuito il valore dell’acquisizione di una capacità che sviluppa l’autostima.

Per questo tipo di traguardi io propongo  un complimento sincero per aver “centrato l’obbiettivo”, come un abbraccio, un bacio, un “batti cinque”, un balletto simpatico da fare insieme per festeggiare. Una modalità utile per restituire al bambino il nostro vissuto emotivo circa il raggiungimento dei suoi traguardi. E’ un feedback, che può suonare così: “Sono contenta che tu abbia fatto pipì/cacca nel vasino, è un traguardo importante” oppure “è bello gioire insieme quando riesci a fare la pipì/cacca nel water”, o qualunque altro rinforzo positivo vi venga in mente! Queste ricompense affettive sono preziose in quanto veicolano un messaggio importante:

“IO SONO CON TE, PER TE E CREDO IN TE”

E se il piccolo si rifiuta?

Se il nostro piccolo sembra pronto ma non ha intenzione di fare questo salto di crescita, rifiuta di fare la pipì in bagno e vuole tenere il pannolino, anche in questo caso consiglio di non forzare. Aspettiamo che sia lui a mostrare un’apertura, anche piccola, sarà nostro compito porre attenzione per insinuarci delicatamente in quello spiraglio. Le forzature tendono sempre a sigillare quelle che già si presentano come ostiche chiusure; se spingessimo la situazione senza la volontà del bambino otterremmo, verosimilmente, l’effetto opposto e, con ogni probabilità, andremo in contro ad uno spannolinamento difficoltoso e traumatico.

In questa situazione consiglierei di continuare a monitorare la loro disponibilità chiedendogli ogni tanto se ha voglia di sedersi sul vasino o sul riduttore, oppure, se siamo con persone che hanno bimbi già senza pannolino, possiamo provare a chiedere al nostro piccolo se ha voglia anche lui di sedersi sul vasino come il suo amico. Non a caso dico “chiedere se ha voglia di sedersi sul vasino” e non “se ha voglia di fare la pipì nel vasino”, perché un bambino già riluttante potrebbe ricevere dalla seconda frase troppa pesantezza, poiché gli viene chiesto non solo di volersi sedere sul vasino ma anche di voler fare la pipì. Invece con la prima frase, gli si propone esclusivamente di sedersi sul vasino, senza necessariamente doversi aprire a tal punto da lasciar andare una parte di sé facendo la pipì.

Consigli per uno spannolinamento senza stress

  • Il primo consiglio che mi sento di dare è no aspettative. Come in ogni ambito della vita, le aspettative non fanno che appesantire la situazione, caricandola di responsabilità e se non venissero soddisfatte la delusione verso il soggetto sarebbe scontata. Viviamo la situazione presente, nel qui ed ora, gioiamo per le conquiste fatte e gestiamo le difficoltà man mano che si presentano.
  • Come consigliato già prima, portiamo sempre con noi uno zainetto con dei cambi completi, senza dimenticare le scarpe, che finiscono sempre per inzupparsi anch’esse!
  • Altra cosa anticipata sopra e che per me è diventata un must durante il primo periodo di spannolinamento di Massimo, è la traversina sul seggiolino auto. Eviterà di ritrovarsi un seggiolino fradicio, situazione oggettivamente fastidiosa oltre che complicata da sistemare.
  • Aiutiamo i nostri piccoli mettendo alla loro portata di mano tutto l’occorrente, vasino e/o riduttore. Questo promuove l’autonomia, perché il bambino si sente più pronto e agile e non deve dipendere da nessuno. La Montessori spiega che per accrescere la sua autonomia, è importante che il bambino non senta di dover dipendere dagli altri per risolvere il suo problema.
  • Se i nostri figli non mostrano di essere degli Highlander non significa che non possano affrontare lo spannolinamento. È anche possibile che il momento di affrontarlo non coinciderà mai con la loro adeguatezza al 100%, ma se noi siamo consapevoli della loro crescita cognitiva ed emotiva, potremmo ugualmente guidarli e sostenerli.

Quello che ho imparato sia come madre, sia come educatrice, è che non è così utile che noi adulti preveniamo e anticipiamo ogni difficoltà o sofferenza possano incontrare i nostri bimbi, che spianiamo sempre la loro strada, rendendola il più asfaltata e percorribile possibile. È piuttosto utile invece mettere i bambini nelle condizioni di affrontare le difficoltà, credendo in loro e sostenendoli, questo farà sì che ci percepiscano come il loro porto sicuro.

Buono spannolinamento a tutti!

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