la sensibilità dei bambini

La sensibilità dei bambini: un dono da coltivare

Eccomi qui a condividere un argomento che mi appassiona profondamente: i bambini e la loro sensibilità. Da quando ho iniziato a lavorare quotidianamente e a stretto contatto con i bimbi, ho cominciato a notare la loro particolare sensibilità e sono rimasta affascinata da questa dote innata, al punto che ormai trovo impossibile non considerarla nel mio lavoro.

Pensare ai bambini come esseri sensibili non significa nulla più di ciò che l’espressione stessa vuol intendere: colui che è incline per natura a percepire e codificare il mondo attraverso i sensi. La grande differenza, rispetto a noi adulti, è che i bambini non hanno ancora dimenticato come utilizzare la sensibilità in maniera totale e non la temono.

L’esperienza di educatrice mi ha permesso di rilevare che la sensibilità non è uguale per tutti i bambini, in alcuni è molto più evidente che in altri e non certo perché i primi risaltino di più in termini di intelligenza, ma perché, come spiega Rolf Sellin, “l’essere più sensibile d’altri è una caratteristica ereditaria, è un tratto temperamentale innato a base genetica, quindi il corredo genetico di qualcuno li porterà ad essere più sensibili rispetto ad altri”.

Sono convinta, però, che molto dipenda anche da come viene allestito il terreno su cui i nostri piccoli camminano, affinché la loro sensibilità possa essere coltivata.

Molti sono gli autori e gli studiosi che si sono occupati del rapporto tra ambiente e sviluppo psico-emotivo e qui di seguito cito alcuni tra i pensieri secondo me più significativi:

“È forse utile ricordare che, in realtà, organismo e ambiente sono in continua interazione, e che, secondo le caratteristiche dell’ambiente, certe tendenze ereditarie saranno non soltanto permesse ma favorite, concretizzandosi in attitudini o in tratti di carattere, altre saranno inibite e appariranno solo in forma alterata, altre infine non saranno mai stimolate e le reazioni concomitanti non si verificheranno mai” Osterrieth P. A., (1965)

 “Senza alcun dubbio esistono dei pattern caratteristici di ogni specie, trasmessi per via ereditaria, che si manifestano sotto forme equivalenti in un insieme di individui della stessa specie. Ma i pattern possono essere attivati dall’ambiente, dagli stimoli tattili, visivi, uditivi, etc., o modificati per l’assenza o per l’azione qualitativamente o quantitativamente inadeguata degli apporti dell’ambiente”. De Ajuriaguerra J., (1993)

“Al giorno d’oggi parliamo molto spesso di bambini disadattati: ma i bambini disadattati sono tali perché il mondo non è riuscito ad adattarsi correttamente a loro all’inizio e durante i primi tempi”. Winnicott D.W., (1973)

E’ ormai noto come la qualità dell’ambiente, in cui il bambino vive le proprie esperienze ed emozioni, possa influenzare le sue modalità di percepirle, codificarle e metabolizzarle. Noi genitori o adulti di riferimento possiamo fare la differenza. Come? Sicuramente fidandoci della loro sensibilità, supportandola e rispettandola senza sminuire e svalutare quello a cui i bambini danno importanza o ascolto, solo perché noi non riusciamo a vedere con la loro “lente d’ingrandimento”.  E’ importante fare un passo indietro (o forse avanti) mettendoci ad osservare, ascoltare, toccare, gustare il mondo dalla loro prospettiva.

Potremmo riscoprire UN MONDO colorato dalle emozioni,  linguaggio prediletto dei bambini, anzi l’unico nella prima fase della loro vita, che invece noi adulti tendiamo ad archiviare perché è un terreno rischioso quello delle emozioni e talvolta incomprensibile, prediligendo il linguaggio verbale e un mondo più razionale.

Non voglio sminuire la lucidità mentale, anzi, ci aiuta nelle situazioni salvandoci da errori di considerazione. Però la sensibilità, l’empatia, il sintonizzarci emotivamente con le persone e gli eventi, ci aiuta a completarne il quadro e donano più profondità e verità alla nostra azione. Allora, sintonizziamoci emotivamente con i bambini, manteniamo sempre attiva questa funzione come manteniamo sempre attiva la funzione Wi-Fi dei nostri dispositivi mobili. I bambini hanno “potentissime antenne” (R. Sellin) e noi adulti dobbiamo cercare di sintonizzare le nostre un po’ arrugginite alle loro; sentendo questa connessione sono sicura che a loro volta ci doneranno la fiducia e il rispetto ricevuti.

Quando, per esempio, entriamo in relazione con un bambino, proviamo ad abbassarci alla sua altezza e, prima di accarezzarlo, baciarlo o abbracciarlo, chiediamogli il permesso, poiché non possiamo dare per scontato che questi gesti siano ben accetti, come non possiamo prevedere cosa un gesto d’affetto indesiderato generi a livello emotivo, si tratti anche “solo” di fastidio. Se siamo entrati in empatia con lui difficilmente ci negherà il gesto d’affetto, perché anch’egli si sarà a sua volta naturalmente sintonizzato con noi e percepirà il nostro sincero rispetto verso i suoi sentimenti; potrebbe ugualmente, rifiutare quel contatto, ma l’empatia reciprocamente attivata permetterà sia al bambino di delineare i suoi confini senza sentirsi per questo inadeguato, sia il consolidamento della fiducia e del rispetto.

Altro esempio, se vediamo un bambino apparentemente assorto a contemplare il nulla, cerchiamo di non intervenire impetuosamente. E’ vero,  magari abbiamo fretta, è necessario si vesta per uscire il prima possibile da casa, ma facciamolo sgusciare via da quel suo momento con delicatezza, avvicinandoci a lui, dicendogli con voce pacata che dobbiamo proprio vestirci e magari, mentre lo aiutiamo, chiediamogli cosa stesse guardando, ascoltando, pensando ecc. Il più delle volte le risposte che si ricevono sono davvero interessanti. Alcuni bambini tendono a rispondere “niente”, ma anche in questo caso, non sarà mai stato lì a far niente, perché anche l’ascolto del silenzio è un’attività preziosissima che dovremmo praticare un po’ tutti.

I bambini sono e sanno restare molto bene connessi con il loro sentire ed è per questo che facilmente assorbono gli stati emotivi che ronzano intorno; se in casa aleggia tensione, nervosismo, rabbia anche il bambino sarà più irrequieto, nervoso e irritabile. Oppure capita che, passeggiando, attraversiamo un gruppo di persone che chiacchierano animatamente e il bambino, che prima passeggiava tranquillo con noi, inizia a correre e a fare la pallina da flipper tra un lato e l’altro del viale. Ovviamente noi cerchiamo di stargli dietro, tenendo molto alta l’attenzione affinché non ci sfugga dalla vista e non incorra in pericoli, fino a quando improvvisamente tutto si placa e ci sentiamo come appena usciti da un vortice; questo accade perché il bambino ha  velocemente assorbito l’energia che ha attraversato, ma inconsciamente anche noi!

Spessissimo mi è capitato di sentire i racconti increduli o sfiduciati delle famiglie con cui lavoro e ho sempre raccontato loro dell’empatia, della sintonizzazione emotiva e di come i bambini si imbevono dell’energia che li circonda, per loro è impossibile eludere o schermarsi, hanno un canale naturalmente aperto, il loro unico paravento possiamo essere noi adulti.

Non entriamo però nel senso di colpa, è un processo fisiologico, quindi se siamo nervosi e di conseguenza lo sono i nostri piccoli, oppure se stiamo attraversando un periodo particolarmente difficile emotivamente e temiamo che i nostri bambini possano patirne, non danniamoci. Non rimpoveriamoci sempre! La chiave è la sincerità: raccontiamo ai nostri figli ciò che stiamo vivendo, ovviamente con parole che possano comprendere, non fingiamo che tutto vada bene, perché tanto la loro sensibilità leggerà questa incongruenza come un grande punto interrogativo e daremo vita a confusione ed inquietudine invece che trasmettere rassicurazione; confermiamo loro lo stato delle cose e delle loro sensazioni. Noi adulti siamo la parte razionale dei bambini, rappresentiamo il dizionario delle emozioni: loro percepiscono e noi diamo un nome a quello che sentono, senza negarlo ma anzi dando loro la possibilità di comprendere la situazione e di sentirsi vicino a mamma e papà.

Pensiamo a quanta dose di autostima forniamo ai nostri bambini così facendo, perché, di fatto, il messaggio che interiorizzano è: “ho percepito bene, posso fidarmi delle mie sensazioni e di mamma e papà ”.

“Queste situazioni di empatia e unione permettono al bambino di sentirsi visto, capito e “sentito” dal genitore. Quando un bambino prova una sensazione di sintonia con un adulto empatico, si sente bene con se stesso, perché le sue emozioni sono state riconosciute, valorizzate e condivise. Queste esperienze di unione aiutano i bambini a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e aumentano le loro capacità di comprendere se stessi e gli altri, ciò che in psicologia viene definita intelligenza emotiva” (D. Goleman).

Il sonno è un altro approdo per la sensibilità dei bambini, ho avuto modo di notare come questa influenzi il sonno dei nostri piccoli, non solo in termini di ritmi ma anche di qualità.

Alcuni bambini, infatti, hanno sonni leggeri poiché sempre in allerta rispetto agli stimoli esterni anche quando potrebbero beatamente spegnere l’antenna in loro dotazione. Altri, al contrario,  sprofondano nel sonno per cui sono totalmente assenti e a volte compiono anche viaggi astrali, motivo per cui questi bambini faticano a risvegliarsi, impiegando molto tempo a “mettere in moto il cervello”, perché devono radicarsi nuovamente e velocemente. Capita anche spesso che questi cuccioli siano oppositivi durante l’addormentamento, perché intimoriti da una tale perdita di controllo ed incapacità di distinguere la realtà con il mondo in cui entrano durante il sonno. Questo è un aspetto della sensibilità infantile che mi affascina profondamente ma che magari approfondiremo nei prossimi articoli.

Fiducia, rispetto, amore; credo non serva molto altro per avvicinarci al mondo sensibile dei nostri piccoli.

“Aiutare i figli a sviluppare il loro quoziente emotivo ci obbliga a sviluppare il nostro. Non possiamo aiutare un bambino a crescere senza crescere noi stessi. I figli ci pongono di fronte ai nostri limiti e ci insegnano ad amare; se sappiamo ascoltarli, possono essere le nostre guide spirituali”. (I. Filliozat)

Bibliografia

  • Osterrieth P. A., (1965), Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, p. 16
  • De Ajuriaguerra J., (1993), Manuale di psichiatria del bambino, Milano, Masson, p. 116
  • Winnicott D.W., (1973), Il bambino e la famiglia, Firenze, Giunti e Barbera, p. 130

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