famiglia ai tempi del covid

La famiglia ai tempi del Covid

 “Eccomi è la prima parola della genitorialità [..] è un “un grido nella notte”, un richiamo che cerca risposta. [..] E’ la risposta che umanizza la vita e identifica un genitore e un figlio. Eccomi significa: “sono qui per te, ti ho voluto, tu sei mio figlio” (Massimo Recalcati).

In questo scenario di grande vulnerabilità quell’ “Eccomi” si è rivelata l’unica risposta per accompagnare i nostri figli in questa inaspettata esperienza di vita. Improvvisamente un virus sconosciuto ha travolto e stravolto il mondo, ha distrutto la nostra routine, interrotto i legami e limitato la libertà, lasciandoci però una grande responsabilità, quella di guidare noi stessi e i nostri figli verso un adattamento necessario alla condizione di isolamento. Un processo che è iniziato dalla ricerca di una nuova organizzazione familiare ed è continuato con la modifica dei nostri schemi di azione e di comportamento, riscoprendo in noi la capacità di resilienza.

La grande sfida di occupare un tempo vuoto per dare sostanza ai nostri legami ha inevitabilmente messo in luce risorse e fragilità familiari. Ogni famiglia nella sua stupenda imperfezione è unica e irripetibile. Probabilmente per alcune tipologie familiari si è rivelato ancora più complesso trovare un equilibrio. Penso ad esempio alle coppie separate e alle difficoltà di questi genitori nell’accudire i propri figli, per via delle misure di restrizione della libertà.

Sono nati sentimenti comuni come lo sconforto, la rabbia, la tristezza, e in generale abbiamo vissuto un sovraccarico emotivo causato dalla paura del contagio, dai conflitti con il coniuge, dalla perdita del lavoro, dalla gestione di figli e familiari con bisogni speciali o dalla nascita di un figlio, evento che anche in condizioni di vita “normali” rivoluziona le dinamiche esistenti. Lo stress psicologico è il risultato di un’interazione tra persona e ambiente (Lazarus, Folkam, 1984) causato dalla discrepanza percepita dal genitore tra esigenze e bisogni collegati alla genitorialità e le risorse parentali di cui dispone (Essex, Klein, Cho, Kalin, 2002).

Nella fase iniziale, in cui non potevamo affidarci alle reti di supporto, abbiamo dovuto studiare nuove strategie per contenere quei livelli di stress come ad esempio dedicarci ad attività piacevoli da condividere con tutta la famiglia, in cui concentrare tutta la nostra attenzione, prendendo così momentaneamente le distanze dal mondo. È importante il modo con il quale si risponde alle situazioni che ci troviamo a vivere, il genitore può adottare uno stile orientato al problem solving, impegnandosi a fondo e traendo insegnamenti dagli errori. Gestire lo stress genitoriale è fondamentale non solo per il benessere personale e di coppia, ma anche per una buona relazione di attaccamento madre bambino (Bowly, 1975).

È emersa un’importante problematica di conciliazione tra vita privata e vita professionale. Ogni famiglia, a seconda dell’età dei propri figli e le proprie esigenze, ha dovuto gestire le ore di smatworking, riproporre esperienze educative ai più piccoli e supervisionare i più grandi nella didattica a distanza (DAD). Mantenere costanti gli orari di sveglia e messa a letto si è rivelato un obiettivo non sempre facilmente raggiungibile. Quell’essere multitasking 24 ore su 24 ha portato ad una reale difficoltà nell’affrontare tutto in modo efficacie. A fine giornata probabilmente abbiamo desiderato avere anche solo un momento per noi stessi e forse qualcuno è anche riuscito a ritagliare per sé degli spazi per alimentare hobby, per curare la propria anima e il proprio aspetto. Tutto questo è diventato più semplice se abbiamo avuto accanto un complice che ci ha supportato nella gestione della vita familiare:

“Una famiglia serena ed equilibrata vive in un luogo in cui ognuno ha il proprio ruolo, anche i più piccoli fatti partecipi dell’organizzazione familiare.” (Maria Calabretta, 2013).

Il Covid ha decisamente sconvolto la sfera delle relazioni, portando da una parte un eccesso di prossimità nelle relazioni più intime e dall’altro un drastico diradamento delle relazioni amicali, professionali e familiari, quelle relazioni che fanno bene al cuore e donano equilibrio. L’unica modalità consentita di rapportarsi agli altri è stata quella virtuale, così schermi di cellulari e computer si sono trasformati in aule e uffici, feste di compleanno e sale bar per condividere aperitivi e chiacchierate. I nonni si sono sforzati di imparare ad usare la tecnologia, anche solo il minimo indispensabile per riuscire a parlare con i loro amati nipoti, cercando di nascondere quella profonda tristezza nel non poterli vedere fisicamente né tantomeno abbracciare. Così ci siamo imbattuti in relazioni distanti, coltivando la speranza di poter tornare vicini.  

Un altro tasto dolente è stata la gestione dei conflitti tra fratelli. Il rapporto tra fratelli e sorelle oscilla sempre tra collaborazione e rivalità, unione e insofferenza, elementi imprescindibili nello sviluppo del confronto e della  forza per affrontare le vere e proprie sfide della vita. Durante il litigio spesso si assiste a pianti e urla che possono sconcertare chiunque, ma è proprio in quel momento che è importante non soffocare il conflitto, in modo da farlo diventare un’occasione per evidenziare l’importanza del legame fraterno e il suo grande potenziale costruttivo. Gestire il conflitto in maniera appropriata è sicuramente un grande impegno ma è fondamentale, perché se la rivalità è fisiologica l’evoluzione della relazione fraterna si sviluppa in base all’intervento educativo del genitore (A. Mastroleo, M. Mazzoni, 2014).

È sopraggiunta una profonda crisi economica che non solo ha colpito il nostro paese, ma anche le risorse finanziarie personali e famigliari. Come confermato da una ricerca pubblicata su “Altroconsumo”, noi genitori abbiamo dovuto fare i conti con un crollo improvviso delle entrate, causato dalla perdita del lavoro di uno o di entrambi o anche da una cassa integrazione arrivata con mesi di ritardo! Tutto ciò ha notevolmente inciso sulle possibilità di consumo delle famiglie, che si sono viste costrette a rivedere le proprie strategie di risparmio e a fare scelte di buon senso per garantire una “nuova” sopravvivenza ai figli. In questa condizione di grande precarietà è stato molto difficile non chiudersi in se stessi e trovare la forza di parlare delle nostre fragilità, rivolgendoci alle istituzioni per chiedere aiuto.

Accanto alle innumerevoli difficoltà, tutto questo ci ha regalato del tempo esclusivo con i nostri figli, qualche ora per fare i conti con le nostre emozioni e scoprire nuove risorse genitoriali. Una di queste potrebbe essere stata la capacità di essere genitori insieme (cogenitorialità), condividere, suddividere, supportarsi e legittimarsi, senza prevaricazione alcuna dell’uno sull’altro.  Affinché vi sia un accordo è fondamentale che coesistano non solo aspetti pratici di coordinazione ma anche una vicinanza emotiva, empatica. (A.M. di Vita, P. Brustia, 2009). Diversi studi hanno messo in luce come essere co- genitori sia un punto che può determinare in modo cruciale la qualità della vita familiare.

Educare attraverso il gioco: attività come quella del cucù, costruire capanne, il “facciamo finta di”, dipingere e giocare con la pasta da modellare, uniscono per un momento due mondi diversi, creando uno spazio sicuro in cui i nostri piccoli si sentono accettati, apprezzati e accolti. Questo semplice atto permette non solo di rafforzare il rapporto genitori e figli, ma anche di contribuire alla costruzione dell’identità e socializzazione familiare (Gianfranco Staccioli, 2008).  

Inoltre, sperimentare una comunicazione efficace ci ha inevitabilmente aiutato a spiegare ai nostri figli quanto stava accadendo nel mondo, senza generare in loro disorientamento, confusione e soprattutto paure. Ci ha permesso di metterci in ascolto, così da comprendere a fondo le loro emozioni e i loro pensieri.

“La comunicazione empatica riduce le distanze e alimenta il sentimento di prossimità, è indicativa del rispetto rivolto all’universo emotivo del figlio, alla complessità dei sentimenti con cui alimenta la sua storia e gli comunica che si capisce ciò che sta provando” (Centro AP, 2009).

Concludo condividendo con voi l’idea che questa sia stata sicuramente un’esperienza inedita e complessa. Penso che non debba essere semplicemente superata e dimenticata, ma inserita nella nostra vita biografica genitoriale come motivazione per continuare a  crescere i nostri  figli con  passione e curiosità, insegnando loro a pensare oltre gli schemi.  Essa, inoltre, nelle relazioni dovrebbe rappresentare la scintilla per un modo nuovo di stare insieme sia come coniugi, genitori e figli, sia come insegnanti e alunni.

Bibliofrafia:

  • Richard S. Lazarus, S. Folkman (1984). Stressa appraisal and coping, Springer publishing co inca, New York, 1984.
  • Essex, M.J., Klein,. M.H., Cho, E. & Kalin, N.H. (2002). Maternal stress beginning in infancy may sensitize children to later stress exposure: effects on cortisol and behavior. Biological Psychiatry.
  • Bowlby J. (1973).  Attachment and loss. ll: anxiety and anger, Hogart press, London.
  • M. Calabretta (2013). Sempre connessi: per non perdere le tracce dei propri ragazzi tra facebooke social network. Una guida per genitori ed insegnanti. Le comete Francoangeli, Milano, (2013).
  • A. Mastromatteo; M. Mazzoni (2014). Fratelli: come gestire la relazione, intervenire nei litigi, amarli nella diversità, Red edizioni, Milano.
  • Di vita A.M.; Brustia P. (2008). Psicologia della genitorialità, Antigone, Torino.
  • G. Staccioli, (2008). Il gioco e il giocare. Elementi di didattica ludica, Carocci editore, Milano.
  • Centro Ap Psicologia e psisomatica. Il decalogo per una buona comunicazione con i figli, Roma.

Sitografia

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4 commenti su “La famiglia ai tempi del Covid”

  1. Ciao Paola!!
    Ho letto molto attentamente il tuo articolo e mi è piaciuto immensamente…è pieno di vera quotidianità e veri bisogni…sto per diventare mamma tra qualche mese e quello che hai scritto mi riempie il cuore…se penso a ciò che io e mio marito(gia’ famiglia) stiamo per vivere mi emoziono…la tua introduzione è meravigliosa.Quel “Eccomi” è importante…sapere che tuo figlio potrà sempre contare sul tuo supporto e sulla tua presenza credo che sia di grandissima importanza! I figli credo che siano come degli aquiloni…devi lasciarli volare in alto trasmettendogli tutti i valori del tuo bagaglio di vita. Il covid è stato deleterio per moltissime famiglie ma per altre invece ha rappresentato un modo per stringersi ancora più forti…abbiamo riscoperto il valore di stare insieme la Domenica(giorno per noi lavorativo) , di goderci i primi mesi della mia gravidanza INSIEME! Dall’altra parte il non condividere con amici e parenti questo momento di gioia è stato molto triste ma appena ne abbiamo avuto la possibilità ci siamo stretti in un abbraccio più forte di prima…noi italiani siamo un popolo caldo…necessitiamo di abbracci!!! Quindi speriamo che questi ultimi non ci vengano più tolti e che l’Italia non debba più affrontare nulla di simile!
    Mi sono allungata troppo ma questo articolo mi ha catturato…Grazie!!!Attendo con curiosità il prossimo!!!!
    Silvia

    1. Ciao Silvia,
      ti ringraziamo molto per aver condiviso con noi la tua esperienza. Siamo molto felici che tu ti sia rispecchiata con quanto scritto nell’articolo, dandoti anche nuovi spunti di riflessione. Condividiamo ogni tua parola, ci sembra di capire che per te questo strano momento abbia rappresentato una risorsa speciale per vivere insieme a tuo marito ventiquattro ore su ventiquattro una delle esperienze più impegnative ed emozionanti: la gravidanza. Probabilmente avere a fianco in ogni momento della giornata la tua dolce metà ti ha aiutato a vivere e a condividere con più serenità pensieri e preoccupazioni. Sicuramente questo covid, come dici anche tu, ci ha restituito un pò l’entusiasmo e l’importanza del valore nelle piccole cose.
      Ti ringraziamo nuovamente, ti aspettiamo per condividere insieme altre esperienze.

  2. Bellissimo articolo, molto interessante e rispecchia la realtà, per me è stato un momento delicato perché ero a fine gravidanza in pieno Covid, e i momenti che una donna, una mamma, aspetta con ansia che vada tutto bene, avere i propri cari vicini, e tutto questo non è accaduto… Come hai scritto in questo articolo, non sarà un momento da dimenticare, ma da inserire nei nostri ricordi… Perché fa riflettere moltissimo…abbiamo dato molta importanza a momenti e cose che davamo per scontato… Abbiamo dato un valore a tutto soprattutto ai baci e abbracci che in questo momento non abbiamo potuto dare…
    Avete avuto una bellissima idea a creare questo blog, perché è davvero un aiuto per noi genitori… Leggere articoli interessanti…può essere d aiuto, perché fare i genitori non è per niente facile, e spesso non ci si sente all altezza e leggere informazioni al riguardo aiuta molto!!
    Grazie, aspetto altri articoli, continuate così!
    Nunzia

    1. Ciao Nunzia, grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza. Deve essere stato un momento delicato accompagnato da un vortice di emozioni. Affrontare i primi giorni post parto in solitudine non deve essere stato per nulla facile. Il Covid ha creato una realtà parallela, dove ci siamo trovati obbligati a fare un’attenta analisi circa le nostre emozioni, le nostre priorità e valori. Siamo molto contente che ti sia piaciuto l’articolo, Grazie per le bellissime parole. Ti aspettiamo per condividere con noi il racconto di nuove esperienze.

Raccontaci la tua esperienza, condividi con noi il tuo pensiero o le tue domande