La co-genitorialità tra diversi legami

Una prima forma di co-genitorialità:

Aspettiamo un bambino!  

Una semplice frase che racchiude profonde emozioni e cambiamenti! 

Da quel momento la coppia comincia una trasformazione del proprio rapporto a due, di marito e moglie o compagno e compagna, per divenire una coppia genitoriale dove ciascuno sarà chiamato a cooperare nel nuovo nucleo per garantire l’equilibrio familiare e un sano sviluppo psicofisico del piccolo. La transizione dalla relazione coniugale a quella genitoriale è una fase delicata e complessa che implica una riorganizzazione dei ruoli e delle aspettative, un’elaborazione delle emozioni ed una rinegoziazione nella relazione di coppia. I modelli di cooperazione co-genitoriale iniziano a modificarsi, creando nuovi schemi di interazione che tendono a diventare stabili nel corso degli anni successivi, dando origine ad alleanze familiari più o meno funzionali allo sviluppo del bambino.

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Facciamo un piccolo passo indietro, perché assume particolare importanza la qualità della relazione tra i partner, prima dell’arrivo del bimbo, come predittore significativo per una buona futura alleanza genitoriale. La qualità della relazione di coppia è espressa in termini di buon adattamento, una comunicazione efficace positiva, complicità, funzionalità, capacità di risoluzione dei conflitti come l’empatia, l’apertura verso l’altro.  Tutti questi sono elementi che saranno ricercati  come fondamentali nella dimensione della co-genitorialità.  

La storia della coppia e le modalità di funzionamento della stessa si intrecceranno e influenzeranno tutto il sistema familiare che si creerà.

È proprio durante la gestazione, quindi, in quel periodo di grande attesa, che inizia a costruirsi a livello rappresentativo la co-genitorialità ovvero quella complicità o alleanza che permette ai partner di comunicare apertamente e in modo efficace su temi e scelte che riguarderanno il figlio e di sostenersi  emotivamente reciprocamente, agendo in modo coordinato per il raggiungimento di scopi comuni ( McHale, 2010).

In questo articolo vedremo: 

  • cos’è la co-genitorialità;
  • Gli ingredienti per una buona co-genitorialità;
  • Co-genitorialità e separazione;
  • Co-genitorialità in altri tipi di legami. 

cos’è la Co-genitorialità?

Il termine co-genitorialità o co-parenting è stato introdotto dallo psicoterapeuta Minuchin  nel 1974 per indicare quella relazione interattiva di grande coordinazione e di sostegno reciproco nello svolgere il proprio  ruolo genitoriale.

Il costrutto della co-genitorialità è un aspetto di centrale importanza all’interno delle dinamiche familiari e della loro evoluzione (Feinberg & Kan, 2008).

Esso si riferisce alla qualità dell’accordo, al rispetto, alla fiducia tra adulti nel loro ruolo di genitori e alla qualità delle relazioni educative che essi intrattengono con il figlio, al modo in cui si supportano l’un l’altro e gestiscono il conflitto sull’accudimento al fine di mantenere un contesto familiare sano per la crescita del bambino.

La relazione co-genitoriale nasce nel momento in cui due individui hanno responsabilità sovrapposte o condivise rispetto alla sfera educativa della prole (Van Egeren & Hawkins, 2004). Consiste nel riconoscimento di sé e del partner come “genitori”, nel supporto e nella coordinazione reciproca (o nella mancanza di essi). Quell’essere genitori insieme può fare la differenza

La co-genitorialità nella coppia sentimentale

Diversi studi hanno esaminato questo legame all’interno del contesto della vita di coppia di fatto o coniugata identificando le tipologie che riflettono i modelli di comportamento cogenitoriale. Le tipologie principalmente riconosciute sono:

  • la co-genitorialità coesa,caratterizzata da più alti livelli di calore e cooperazione e bassi livelli di antagonismo;
  • la cogenitorialità non restrittiva, caratterizzata da bassi livelli di calore e cooperazione e livelli di antagonismo simili a quelli del gruppo oppositivo, ma un pò meno estremi.
  • la cogenitorialità oppositiva, caratterizzata da basso calore e cooperazione e alti livelli di conflitto ed antagonismo cogenitoriale;

Abbiamo una relazione co- genitoriale?

Il model of coparenting components (Feinberg, 2003) ci propone una visione della cogenitorialità costituita da dimensioni come indici necessari per una buona co- genitorialità quali:

1)  Qual e il nostro livello di accordo? Il livello di accordo e disaccordo sulle questioni relative all’educazione del figlio, ossia la frequenza e l’intensità delle discussioni rispetto ai reciproci impegni, ai valori morali, alla disciplina, alla percezione dei bisogni emotivi del bambino, agli standard e alle priorità educative.

2) C’è una divisione dei ruoli? La divisione dei lavori/sforzi che concerne tutti quegli aspetti riguardanti la divisione dei compiti e delle responsabilità inerenti la routine quotidiana, le responsabilità educative verso i figli, i lavori domestici e le questioni finanziarie, mediche e/o legali.

3) Ci supportiamo a vicenda? Il grado di supporto ed indebolimento reciproco, relativa al grado di solidarietà e di sostegno (o all’assenza di essi) esistente fra gli adulti che si dividono il compito di cura ed educazione dei figli. Comprende la valutazione di quanto i genitori si approvino e si riconoscano reciprocamente nel modo di esercitare la genitorialità e di quanto ci si senta sostenuti all’interno della coppia nel ruolo di genitore. L’indebolimento, al contrario, si manifesta con la presenza di critiche, denigrazioni e accuse tra i genitori.

4) Quanto siamo uniti? La gestione congiunta delle relazioni familiari che risulta essere un importante sottosistema relativo all’area delle responsabilità genitoriali. Noi genitori, più o meno esplicitamente, definiamo gli standard con cui i membri della famiglia si relazioneranno gli uni con gli altri ed il grado di struttura e coesione familiare. Essa, inoltre, consente o ostacola le coalizioni tra noi e figli e definisce l’equilibrio nel rapporto genitore-figlio.

5) Quanto comunichiamo? Comunichiamo i nostri vissuti? Un ulteriore aspetto fondamentale è la comunicazione dei propri vissuti emotivi all’interno della coppia genitoriale, perché consente la connessione e la sintonizzazione verso i bisogni dell’altro, che rischiano altrimenti di essere sconosciuti o incomprensibili. La comprensibilità e l’accessibilità dei sentimenti dell’altro sono, infatti, alla base dell’empatia, elemento imprescindibile per una buona co-genitorialità.

La co-genitorialità nella separazione

Si può parlare di co-genitorialità come risorsa anche quando il rapporto di coppia si rompe. Certamente risulta più comlicato per tutti riscostruirla in una situazione di disequilibrio generale, poiché con dei bambini, di qualunque età essi siano, mantenere un equilibrio armonico durante una separazione richiede molta più attenzione e volontà. Combattere per la custodia e rispettare accordi di affidamento congiunto, può essere faticoso emotivamente e traumatico per tutti gli interessati.

Se entrambi i genitori sono in grado di mettere le differenze e i conflitti al secondo posto, decidendo di collaborare per il bene del bambino, la co-genitorialità può essere salvaguardata, mantenendo così il coinvolgimento diretto di entrambi nella vita del bambino. È importante ricordare che, anche se il rapporto si è reciso, la famiglia che esiste come risultato di tale rapporto è ancora lì presente.  Nel 1989 la Convenzione sui diritti del fanciullo ha enunciato un principio nel quale si afferma che un bambino ha il diritto di mantenere un rapporto solido con entrambi i genitori. Da allora questo è diventato non solo un diritto riconosciuto ma una vera propria necessità per garantire il benessere del bambino. Sempre di più oggi si lavora per creare dei programmi a sostegno della co-genitorialità durante la fase di separazione.

La co-genitorialità è quindi una vera e propria scelta di genitorialità compiuta da una mamma e da un papà maturi che sanno mettere da parte le loro difficoltà di coppia, sanno che poco importa cosa  l’ex partner ha o non ha fatto, detto o non detto. Sanno che il bambino è la parte innocente del nucleo famigliare che si sta sciogliendo e come tale ha diritto ad avere un rapporto completo e amorevole con entrambi i genitori. Questo approccio aiuta il bambino a passare attraverso la fine del rapporto con meno sconvolgimento. Egli potrà beneficiare della coerenza del suo rapporto con entrambi, continuando a sentirsi sicuro, protetto e amato.

Probabilmente la chiave del successo della co-genitorialità è quella di concentrarsi sul bambino e sui suoi bisogni, piuttosto che su se stessi. Il concetto di separare i sentimenti dal comportamento gioca un ruolo importante qui, uno o entrambi possiamo sentirci feriti, arrabbiati o turbati ma questo non deve dettare il nostro comportamento nella relazione educativa.

Affinché la co-genitorialità abbia successo, è importante che le questioni tra ex-partner non siano trattate di fronte al bambino o, peggio ancora, per mezzo del bambino. Può essere utile stabilire alcune regole di base semplici, come ad esempio accettare di non dire cose negative sull’altro coniuge al bambino e accettare di non esprimere rimostranze o disaccordi quando il bambino è presente.
Semplici tecniche come accettare di parlare sempre e solo di questioni riguardanti il bambino o fare un ulteriore sforzo per ascoltare e dar prova di moderazione, può fare una grande differenza nei primi giorni di co-genitorialità, fino a quando i sentimenti e gli animi si saranno stabiliti.

Nel corso del tempo,  come le ferite guariscono, è molto probabile che la relazione tra i genitori evolva in un rapporto amicale o di conoscenti. La situazione può funzionare bene per entrambi in termini di condivisione della cura dei bambini, della gestione nel portarli a scuola, nei week-end, nelle vacanze, ed è molto più flessibile di un accordo di custodia che detta giorni e orari specifici.

E’ fondamentale che gli adulti mantengano un comportamento coerente: concordare di comune accordo l’ora in cui andare a letto, l’ora di rientro a casa, la gestione dei compiti e degli impegni scolastici, evita una confusione nella mente del bambino che, se presente dimostrerebbe una forte mancanza di affidabilità e protezione di entrambi i genitori agli occhi del loro piccolo.

Per funzionare al meglio, la co-genitorialità deve essere caratterizzata da cooperazione, coerenza, comunicazione e qualche compromesso. È importante che i genitori ricordino questo, al fine di pervenire a una co-genitorialità di successo; se la situazione si deteriora e la mamma e il papà non sono in grado di cooperare, di essere coerenti, di comunicare o di raggiungere il compromesso, questo può creare più traumi al bambino della separazione stessa! Non è una separazione ben gestita a creare problemi al piccolo, bensì la mancanza di maturità e di rispetto reciproco che spesso caratterizzano le separazioni della coppia e che portano il bambino a sentirsi fragile e impotente..

Se noi genitori stiamo lottando per mantenere un’efficace co-genitorialità, la mediazione familiare può essere un’opzione più gradevole dei procedimenti giudiziari. La mediazione familiare incoraggia tutte le parti a sedersi insieme e prendere le proprie decisioni congiunte su come andare avanti. L’obiettivo non è quello di decidere di chi è la colpa di qualcosa, ma trovare una soluzione che sia il più piacevole e funzionale possibile per tutti gli interessati.

Una co-genitorialità tra due partner non innamorati

 

I nuovi cambiamenti sociali stanno portando oltre oceano, ma sempre più anche in Europa e in Italia, una nuova visione della genitorialità che esclude la preesistenza di un rapporto relazionale tra i due genitori, visti come concepitori biologici, quindi senza un rapporto amoroso che confluisce in coppia. Si tratta di single, di amici che si conoscono da anni o di persone che si sono incontrate online solo con il fine di essere co-genitori. Il fenomeno sociale di avere un figlio con un partner con cui non vi sia una relazione intima è chiamato proprio co-genitorialità.

I co-genitori possono scegliere se vivere presso il medesimo domicilio o in uno diverso, ma  continuando a garantire comunque al bambino presenza e armonia, visto che l’interesse primario che spinge entrambe le persone è il desiderio di avere un figlio e di dare a quest’ultimo tutto l’amore e la dedizione di cui sono capaci. Inoltre con la possibilità di prendere tutte le decisioni che riguardano la crescita e l’educazione del piccolo in modo molto razionale e senza la contaminazione di un’influenza derivante dal loro rapporto.

Spesso noi genitori facciamo delle scelte personali che a volte sono condizionate dall’andamento del rapporto sentimentale, questo inevitabilmente condiziona il vissuto di tutti a cominciare dai bambini.

Escluse pertanto le problematicità che possono derivare da una relazione sentimentale tra gli adulti, questi si possono dedicare al lavoro di genitori con maggiore attenzione agli interessi del piccolo ed alle sue mille necessità, riconoscendo nell’altro il reale potenziale di buon genitore. L’essere dei buoni genitori esula dal fatto di essere compagni di vita, quindi la scelta viene unicamente improntata sulle esigenze che richiederà il figlio, escludendo fattori personali interferenti.

Sono nati così diversi  siti web dove le persone si possono conoscere e valutare per cercare l’altro co-genitore. Ne esiste uno italiano con queste finalità e si chiama: Co-genitori.it, il primo sito di annunci di ricerca di co-genitori, impostato come un forum dove i messaggi vengono suddivisi anche in altre categorie, in base alle esigenze dei richiedenti.

 

Concludo ribadendo che diventare genitore non coincide a tutti i costi con il mero concepimento del bambino, è un processo complesso che richiede molto impegno, responsabilità e dedizione, desiderio di dare amore incondizionato anche nelle situazioni più critiche, di crescere e modificarsi per migliorare se stessi e la famiglia. Man mano che il piccolo crescerà manifesterà esigenze specifiche diverse, fino a diventare un adulto che avrà comunque sempre bisogno del sostegno, del conforto e dell’amore dei suoi co-genitori.

Bibliografia 

  • Feinberg, M. E. (2003). The internal structure and ecological context of coparenting: a framework for research and intervention. Parenting: Science and Practice. 
  • James P. McHale(2010). La sfida della cogenitorialità: Raffaello Cortina editori
  • Van Egeren, L. A. (2004). The development of the coparenting relationship over the transition to parenthood. Infant Mental Health Journal, Special Issue: Amsterdam World Congress: Plenary Papers.
  • F.Mazzuchelli (2011). Il sostegno alla genitorialità. Professionalità diverse in particolari situazioni familiari: Franco Angeli editore. 
  • Il cuore della cogenitorialità nella Gestalt Therapy
    Intervista a Valeria Conte e Giovanni Salonia
    di Aluette Merenda.
  • Feinberg M.A., Kan M.L., Hetherington M.E. (2007), The Longitudinal Influence of Coparenting Conflict on Parental Negativity and Adolescent Maladjustment, Prevention Research Center.
  • Gordis E.B., Margolin, G. (2001). The Family Coding System: studying the relation between marital conflict and family interaction, Family observational coding systems, Journal of Family Psychology.

Sitografia 

www.co-genitori.it

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