sostegno

Il lavoro dell’insegnante di sostegno a distanza

Sono un insegnante di sostegno della scuola dell’infanzia. Ho conseguito la laurea in scienze della formazione primaria e da circa tre anni occupo il posto di sostegno in varie scuole del territorio. Ho avuto modo di confrontarmi con diverse forme di disabilità, quali il disturbo psicomotorio, la disprassia e il disturbo dello spettro autistico. Quest’anno nello specifico ho seguito un bimbo dell’età di tre anni affetto da autismo.

Il sostegno

Attraverso lo strumento della didattica a distanza noi insegnanti di sostegno siamo riusciti, anche se in modo parziale, a rispondere ai bisogni dei ragazzi con disabilità. Abbiamo creato dei materiali multimediali ad hoc per continuare a garantire un supporto educativo e didattico.

La didattica a distanza: materiali messi a disposizione, attività proposte e sistema di valutazione.

Sulla piattaforma di riferimento è stata creata una sezione dedicata all’alunno, all’interno della quale sono state inserite delle storie raccontate ed illustrate con simboli particolari, utilizzati nel sistema della  comunicazione aumentativa alternativa. Inizialmente avevo proposto anche delle schede da stampare che il bambino potesse colorare oppure in cui potesse classificare gli oggetti per colore o per forma, ma poi, quando non è più stato facile reperire il materiale di cancelleria in commercio, ho dovuto proporre dei file multimediali che potessero essere funzionali al suo bisogno di crescita.

Una volta alla settimana abbiamo utilizzato il metodo della cattedra condivisa, ovvero una piattaforma con la quale condividevamo lo schermo del pc. In questo modo abbiamo potuto giocare insieme alla fattoria e, nel frattempo, attraverso la videochiamata sul cellulare, abbiamo mantenuto un contatto visivo e uno scambio verbale. Tramite il gioco, quindi, ho potuto capire come stava e ciò che provava, cosa che non sarebbe stato possibile con una semplice videochiamata, in quanto il bimbo non sarebbe stato in grado di reggerla emotivamente.

Il sistema di valutazione si è basato sull’osservazione di video che ho chiesto ai genitori di realizzare, mentre il piccolo svolgeva le attività da me proposte. Solo in questo modo ho potuto valutare direttamente le attività per le quali il bambino mostrava più interesse e gli eventuali obbiettivi raggiunti.

I rapporti con la famiglia

Sono riuscita a mantenere un rapporto continuativo con la famiglia durante tutto il  lockdown attraverso telefonate e videochiamate. Spesso chiamavo i genitori del bambino per chiedere semplicemente come stavano, per non farli sentire soli. La famiglia fin da subito è stata molto disponibile, si è attivata per adeguarsi al nuovo sistema e si è mostrata molto collaborativa. Siamo riusciti ad instaurare un rapporto di fiducia e di totale cooperazione.

I feedback ricevuti dalle famiglie sull’utilizzo della DAD nell’ambinto del sostegno

Per i genitori è stato molto difficile catapultarsi in un mondo del tutto tecnologico ed informatico. Con il passare dei giorni, acquisendo sempre più dimestichezza e capacità, hanno potuto seguire più facilmente loro figlio in questa esperienza.  Nonostante il grande impegno nel supportare i bambini, fino ad arrivare a sostituirsi fisicamente in toto agli insegnati, il feedback delle famiglie si è rivelato positivo. I genitori credono che la DAD abbia portato all’apprendimento di nuove competenze e abbia dato l’opportunità di elaborare quelle già apprese in precedenza. 

Il lavoro di équipe con gli altri specialisti

Il lavoro di equipe si è rivelato fondamentale per riuscire a supportare la famiglia efficacemente. In base al Piano Educativo Individualizzato (PEI), io, la logopedista, la terapista asl e la psicomotricista abbiamo individuato e concordato insieme gli obiettivi individuali e quelli comuni; uno di questi è stato  per esempio il lavoro sulla comunicazione aumentativa. 

Il miei obiettivi individuali in quanto insegnante di sostegno erano educativi e oltre che didattici, come quello di lavorare sulla classificazione degli oggetti e sul concetto di discriminazione.

Ogni settimana ci sentivamo  telefonicamente con tutti i professionisti per fare il punto della situazione. Soprattutto con la logopedista ci siamo sentite spesso, per concordare insieme una modalità funzionale a mantenere il contatto e lo scambio verbale con il bambino. È così che è nata l’idea della cattedra condivisa.

Il lavoro di équipe si è rivelata una risorsa importante per riuscire a pianificare un percorso efficiente e adeguato per i bisogni specifici del bambino.

Tutti gli specialisti, comunque, sono stati molto presenti e ognuno di loro si è attivato per inviare del materiale utile alla famiglia.

Effetti positivi e negativi della DAD

È molto difficile definire realmente quali siano stati gli effetti positivi e quelli negativi.

Pensandoci probabilmente uno degli aspetti postivi è stato l’aver più tempo per rielaborare. Nel periodo di lockdown sono state sospese tutte (o quasi tutte) le visite e gli incontri con gli specialisti, ciò ha reso libero il bambino da tanti impegni, vivendo così una quotidianità più rallentata. Tutto questo ha permesso  al piccolo di “tirare fuori” i propri progressi e le proprie conquiste.

Tuttavia le prime settimane non sono state semplici, abbandonare la rutine è stato faticoso, il bimbo ha vissuto delle vere proprie crisi. Con il tempo poi si sono create nuove abitudini e così il bambino ha rincominciato a vivere in serenità.

E’ però decisamente mancata la relazione con i pari, aspetto importante per l’essere umano e soprattutto per il mio bimbo. Per questo credo che il lavoro in presenza sia insostituibile.

Lo strumento della DAD va bene in una situazione d’emergenza, come valida alternativa alla scuola in presenza, ma non potrà diventare la scuola per eccellenza.

Tuttavia credo che questa esperienza abbia favorito l’apprendimento di nuove conoscenze informatiche e l’acquisizione di nuovi strumenti, per riuscire a pensare fuori dagli schemi. Personalmente ho sperimentato nuove modalità di lavoro che mi hanno arricchito professionalmente.

La DAD come soluzione a lungo termine.

Non riesco ad immaginarmela come soluzione a lungo termine.  Non eravamo pronte ad affrontare una situazione di questa portata, siamo partite alla rinfusa. Se diventerà la modalità per fare scuola a tutti gli effetti credo che il personale docente debba sostenere un  corso di formazione per migliorare gli strumenti e il materiale. Sarebbe necessario seguire un approccio più centralizzato, mettendo al primo posto il ragazzo e la realtà in cui vive per dare la possibilità a tutti gli studenti di partecipare. Bisognerebbe prendersi del tempo per progettare metodi alternativi.

In conclusione, dalla mia esperienza di insegnante in DAD, posso affermare che “insegnare a distanza e un po’ come insegnare per metà”.  

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