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Homeschooling: Una Possibilità D’Istruzione Alternativa

Indice dei Contenuti

Avete mai sentito parlare di Homescooling? Esso è semplicemente il termine inglese per indicare l’educazione parentale, che nella normativa viene chiamata istruzione parentale.

Per educazione parentale si intende l’istruzione che i genitori impartiscono ai propri figli, provvedendo loro stessi al reperimento degli strumenti e alla programmazione. Questa può seguire il programma ministeriale oppure essere organizzata e scelta interamente dai genitori.

Alcune famiglie infatti preferiscono avere degli orari ben scanditi da dedicare allo studio, seguendo i programmi delineati dal Ministero dell’Istruzione e utilizzando i testi scolastici, in questo caso parliamo proprio di homeschooling.

Altre famiglie preferiscono approcciarsi ad un apprendimento più naturale che parte dall’interesse espresso dei propri figli, ascoltandoli e assecondandone i bisogni, le capacità, le inclinazioni e le attitudini, in questo caso si parla di unschooling. In quest’ottica il genitore diventa una guida e un aiutante nel processo di apprendimento, mentre il vero insegnante diventa la vita quotidiana. I bambini a cui viene riservato questo approccio educativo imparano attraverso la conversazione, il gioco, la lettura, la scrittura, le lezioni all’aperto, il lavoro manuale, le attività in casa; i più grandi possono aggiungere anche lavori di volontariato e apprendistato, per aumentare la loro esperienza e formazione. Possiamo dire che gran parte dell’apprendimento degli homeschooler, che scelgono un approccio naturale, è esperienziale.

I genitori quindi, scegliendo l’homeschooling, decidono di assumere la piena responsabilità dell’istruzione dei propri figli non delegandola allo Stato o ad altri enti privati. Le famiglie homeschooler possono anche decidere di affidare alcune materie a terze persone, come per esempio insegnanti privati, nonni, zii, amici o chiunque si renda disponibile per dedicarsi ad una specifica area di apprendimento.

In Italia l’educazione parentale è ancora un fenomeno di nicchia e viene spesso denigrato o comunque giudicato, il più delle volte per disinformazione. Nel nostro paese sono circa un migliaio i bambini che seguono l’homeschooling.

Decido di fare Homeschooling, da dove inizio?

Sicuramente il primo passo essenziale è informarsi, leggere e documentarsi. Per questo, al fondo dell’articolo ho indicato dei link utili da cui si può iniziare a comprendere l’argomento. Il secondo step è conoscere famiglie che hanno già intrapreso questa strada in modo da potersi confrontare, farsi raccontare la loro esperienza, porgere domande più o meno pratiche.  Questo sarà poi utile anche per avere una rete tra famiglie homeschooler. Vedremo nei paragrafi successivi perché è indispensabile creare una rete tra famiglie.

Nel momento in cui si decide di imboccare questa strada, è utile fare alcune considerazioni, per non trovarsi successivamente spiazzati o in difficoltà. È necessario essere consapevoli che il tempo da trascorrere con i nostri figli sarà molto e di qualità, anche quando non saremo dell’umore giusto, saremo nervosi o ci sentiremo poco in forma. Se, dopo questa  corretta e sincera analisi, riconosciamo di essere mossi dalla gioia di vedere crescere i nostri figli giorno dopo giorno e sappiamo che riusciremo ad essere parte attiva di questo processo, assumendocene la totale responsabilità, allora l’homeschooling fa al caso nostro.

Se abbiamo un lavoro che ci costringe a stare fuori casa per la maggior parte della giornata potrebbe essere un problema e allora sarà utile rivedere le nostre scelte lavorative e quindi anche l’organizzazione familiare. A onore del vero è anche possibile coinvolgere nonni, parenti e amici ma credo sia utile, in ogni caso, far prima riferimento alla capacità del nucleo familiare, ovvero alla volontà e possibilità dei genitori. Se siamo motivati e abbiamo modo di riorganizzare lavoro e famiglia, allora, anche in questo caso, l’homeschooling può fare per noi.

Altra caratteristica decisamente preziosa in questo percorso è la curiosità. L’entusiasmo e l’atteggiamento curioso con cui ci approcciamo al sapere aiuteranno non solo noi stessi, ma saranno d’esempio anche per i nostri figli, che, tendendo all’emulazione, si troveranno ad avere l nostro stesso atteggiamento nei confronti della conoscenza. C’è anche da dire che “la fame vien mangiando” e potremmo riscoprire il piacere di conoscere, sapere e studiare, mentre accompagniamo loro nell’apprendimento.

Conviene, inoltre, prepararsi e attrezzarsi per i giudizi e i commenti che, inevitabilmente, riceveremo. Ogni scelta controcorrente suscita sospetto, critiche, scetticismo e anche paura, pertanto occorre che i protagonisti della scelta siano sicuri di sé stessi e delle motivazioni che li hanno spinti verso quella direzione.

Una volta che si è ragionato su questi punti e si è deciso di fare homeschooling è necessario comunicare alle autorità competenti, quali Sindaco e Dirigente Scolastico della scuola di territorio, che scegliamo di adempire all’obbligo d’istruzione attraverso l’istruzione parentale. Tale comunicazione è consigliabile inviarla tramite raccomandata A/R oppure recapitarla a mano sia in Comune, sia alla segreteria scolastica. Nel caso in cui nostro figlio stia frequentando la scuola, occorre anche fare comunicazione di ritiro all’Istituto. Queste comunicazioni vanno inviate tendenzialmente nel periodo dedicato alle iscrizioni, per cui nel mese di gennaio, ma si possono presentare anche in altri periodi, se si decide in corso d’anno di ritirare il bambino.

L’Homeschooling è legale?

Visto che siamo in tema di comunicazioni alle autorità competenti è bene specificare che optare per un’educazione parentale è una scelta totalmente legale. Nel nostro paese ad essere obbligatoria non è la scuola ma l’istruzione. Se desiderate approfondire il tema e informarvi circa la normativa vigente in Italia, lascio di seguito un link utile: https://istruzionefamiliare.wordpress.com

Da che età e fino a quale età si può fare Homeschooling?

Non ci sono limiti di età, anche se si parla realmente di Homeschooling dal momento in cui sussiste l’obbligo d’istruzione, ovvero nella fascia compresa tra i 6 e i 16 anni. Prima dei 6 anni, se si decide di non iscrivere il bambino alla scuola dell’infanzia non occorre fare alcuna comunicazione. Se invece il bambino frequenta la materna e poi si decide di ritirarlo è sufficiente comunicarne il ritiro.

Oltre i 16 anni è possibile continuare a fare homeschooling senza però essere costretti a farne comunicazione annuale, poiché l’obbligo d’istruzione decade al sedicesimo anno di età. Il ragazzo potrà decidere quando e se sostenere l’esame di maturità da privatista.

Fare Homeschooling è una scelta revocabile?

Decidere di fare educazione parentale non è una scelta per la vita, è possibile in qualunque momento, o quasi, decidere di reinserire nostro figlio nel percorso scolastico, attraverso un esame di idoneità per la classe in cui lo si iscrive. La richiesta per l’esame di idoneità viene fatta dalla famiglia entro la fine di aprile e l’esame sarà sostenuto a giugno. È consigliabile, intorno al mese di gennaio, prendere appuntamento con il Dirigente Scolastico per accordarsi sulle modalità e le attitudini richieste al ragazzo, per potersi preparare al meglio.

Nell’anno scolastico 2017/2018 è entrata in vigore la nuova legge sulla “Buona scuola”, tutt’ora attiva, in cui è presente un articolo specifico per chi pratica istruzione parentale in Italia:

Decreto legislativo n. 62/13 aprile 2017, art. 23:
In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.”

Anche in questo caso, a chi vuole approfondire questo aspetto, consiglio la lettura di un articolo il cui link è: https://istruzionefamiliare.wordpress.com

Gli esami di fine ciclo, quindi quelli di terza media e della maturità, devono essere egualmente  richiesti alla scuoia entro aprile e svolti a fine anno scolastico. In questo caso i ragazzi vengono valutati come privatisti insieme ai loro coetanei e sostengono lo stesso esame di coloro che hanno frequentato la scuola. Gli esami di idoneità, invece, vedono lo studente da solo davanti ad una commissione formata dagli insegnanti dell’Istituto scolastico.

Socializzazione e rete familiare

Una delle prime domanda che ci si pone è: “ma come fa a socializzare chi non va a scuola?”. In realtà, se riflettiamo, la scuola non è l’unico contesto di socializzazione per i nostri figli, essi possono relazionarsi con altri bambini o ragazzi al parco giochi, quando si organizzano uscite con altre famiglie di amici con figli, nei luoghi dove svolgono attività sportiva, musica, scoutismo, ecc. Il “gioco in cortile” sarebbe anche un ottimo contesto e spazio per la socializzazione ma ormai è spesso bandito (in alcuni condomini è addirittura vietato!) perché considerato pericoloso o di disturbo ai condòmini.

Altra riflessione che possiamo considerare è che nella scuola la socializzazione è quasi obbligata, ovvero il bambino non è libero di socializzare con chi desidera ma è costretto a farlo con i compagni con cui condivide il gruppo classe. Inoltre la classe è organizzata per età e quindi non si ha possibilità di relazionarsi trasversalmente con studenti più grandi o più piccoli, se non nei brevi momenti dedicati alla ricreazione.

Ragioniamo anche sul fatto che quantità non è sempre sinonimo di qualità, pertanto, il fatto che i nostri figli stiano a scuola otto ore, non pone la socializzazione come atto scontato. Sicuramente la quantità di tempo che si trascorre a scuola, offre tante possibilità di relazione ma non è detto che queste siano di qualità o costruttive. Sin dalla scuola primaria, i bambini passano la maggior parte del tempo seduti al proprio banco senza potersi relazionare con i compagni e quindi non si sentono liberi di scegliere, nel rispetto dei loro bisogni e dei loro tempi, quando tessere relazioni. Il tempo dedicato alla socializzazione spontanea è la ricreazione, un tempo ridottissimo rispetto al totale delle ore passate a scuola. La cura del gruppo classe e la promozione del lavoro d’equipe con attività mirate, sono due aspetti che si trovano in alcune realtà scolastiche ma non in tutte purtroppo. Senza considerare i tanti e tristemente famosi atti di bullismo di cui molti bambini o ragazzi sono vittime e che si manifestano proprio durante l’orario scolastico. Quest’ultimo è un argomento così delicato, vasto e profondo, che merita un articolo a sé. Se ne potrebbe parlare molto e fare altre considerazioni, per cui magari in futuro dedicheremo al bullismo un articolo specifico.

Come ho accennato nei paragrafi precedenti, se si sceglie di fare educazione parentale è bene favorire la rete familiare, ad esempio tra famiglie homeschooler, per condividere momenti di svago, gioco, gite, per confrontarsi, aiutarsi e sostenersi, magari dividendo anche i costi di un insegnante privato. Per i nostri figli queste occasioni rappresentano un terreno su cui socializzare. Se poi si riescono ad organizzare momenti di apprendimento condiviso, si permette al bambino o al ragazzo di sperimentare anche l’esperienza di imparare con i coetanei e di confrontarsi con loro, come avviene a scuola.

Esistono già molti gruppi di famiglie o gruppi di facebook che promuovono e incoraggiano l’unione tra famiglie homeschooler. Il sito Edupar.it per esempio è uno dei più conosciuti attraverso il quale sì è creata una community in continua crescita.

Io genitore sono In grado di insegnare a mio figlio?

Come cita Barbara Lamhita Motolese in un suo articolo su www.genitorichannel.it  “[…] nella scuola familiare, non è il genitore ad insegnare, è il bambino ad imparare.”

Essenziale nell’educazione parentale, e non solo aggiungerei, è il ruolo dell’adulto. Il genitore infatti predispone l’ambiente e crea le opportunità, in modo da favorire e offrire le migliori possibilità di apprendimento, affinché questo avvenga al massimo delle potenzialità del bambino.

Non è necessario quindi avere una formazione specifica (pur restando inteso il rispetto e la stima verso insegnanti, formatori e professionisti) e, se ci accorgiamo di avere lacune significative, possiamo sempre rivolgerci ad un insegnante privato che integri la nostra mancanza con qualche ora di lezione.

Mi sento di dire che una caratteristica utilissima ad un genitore homeschooler è la curiosità che lo spinge a farsi sempre domande e a cercare le risposte. Questo modus operandi permetterà, non solo al genitore di mettersi in un’ottica di apprendimento continuo e perenne ma sarà anche di esempio ai propri figli che, naturalmente, tendono ad emulare l’adulto di riferimento. Non si possono avere risposte a tutte le domande ma sicuramente abbiamo la possibilità di cercare le soluzioni e magari anche di trovarle!

Deschooling

Questo è il termine con cui si indica quel periodo di “decompressione” dalla scuola nel caso in cui nostro figlio abbia frequentato la scuola e poi, per ragioni svariate, abbiamo deciso di ritirarlo. È possibile che in questo caso il bambino o ragazzo viva il momento successivo al ritiro badolando, passando molto tempo davanti alla TV, iniziando molti progetti senza portarne uno a termine ecc.

È tutto fisiologico, lasciamo il tempo di cui hanno bisogno, è quel momento in cui i bambini e i ragazzi hanno bisogno di ritrovare la curiosità e l’entusiasmo, devono imparare ad essere autonomi nell’apprendimento, che invece fino a quel momento è stato direzionato ed indotto da altri.

Non scoraggiamoci, è solo questione di tempo, magari potremmo cominciare a coinvolgerli nella vita quotidiana, creando e realizzando delle ricette insieme o condividendo un plan della “nuova organizzazione familiare” oppure ancora, organizzando uscite, che susciteranno conseguenti curiosità. Insomma, divertiamoci ed entusiasmiamoci con loro.

Quello che emerge dalle testimonianze

Informandomi ho letto e visto video in cui famiglie homeschooler raccontavano la loro esperienza.

Ciò che emerge maggiormente è innanzitutto la flessibilità nella gestione del tempo, poiché non si è più costretti a seguire tabelle di marcia molto serrate e viene meno lo stress delle sveglie mattutine, dei compiti, dei voti; emerge la possibilità di dire “no” senza forzare così l’apprendimento in un preciso momento, posticipandolo a quando si è più predisposti o più pronti e quello che non si comprende oggi lo si comprenderà domani.

 A tal proposito, molte tra le famiglie che hanno intrapreso questa strada dopo aver sperimentato la scuola, raccontano di essere giunti alla scelta dell’homeschooling a seguito di un evidente e progressivo spegnersi della curiosità nei bambini. Tale situazione è probabilmente dovuta al fatto che nella scuola l’apprendimento nozionistico il più delle volte non parte da ciò che anima la curiosità del bambino ma da quanto stabilito dall’orario scolastico organizzato dalla scuola stessa . L’apprendimento è standardizzato e se un bambino va più veloce deve frenare e adattarsi o se è più lento dovrà fare molta fatica per star dietro al ritmo della classe. Queste due circostanze potrebbero portare effettivamente ad un’alterazione dell’interesse e della curiosità del bambino che, nel primo caso perderà entusiasmo e si annoierà, nel secondo caso si frustrerà perdendo anch’egli entusiasmo e curiosità.

Dalle testimonianze emerge, inoltre, che chi ha deciso di fare educazione parentale non solo sperimenta una maggiore possibilità di trascorrere del tempo con i propri figli ma, soprattutto, riscopre il semplice gusto di stare insieme, grazie al minor carico di stress e all’assenza di ansie da prestazione. Inoltre si ha l’occasione per ritornare alla dimensione dell’ascolto di sé e degli altri grazie alla possibilità di rispettare i bisogni propri e altrui.

Tutte le famiglie di cui ho letto o sentito testimonianze concordano sul fatto che l’impegno dei genitori di figli homeschooler è grande, dovendo fornire ai propri figli un ambiente ed occasioni ottimali affinché il loro apprendimento venga stimolato. 

Cosa ne penso io...

Ho iniziato ad informarmi sull’Homeschooling verso fine febbraio, quando le scuole sono state chiuse per via del Covid-19 e, rimasta a casa con mio figlio, ho cominciato ad interrogarmi su cosa avrei voluto realmente per lui e la sua istruzione. Massimo ha un’età in cui ancora non rientra nell’obbligo all’istruzione ma proprio per questo ho pensato di prendere informazioni senza lo stress di un percorso scolastico da far cominciare a breve. Dopo questi mesi di letture sul tema devo dire che trovo la scuola parentale una valida alternativa alla scuola tradizionale e mi affascina l’idea di essere protagonista dell’istruzione di mio figlio.

Mi piace l’idea che le proposte di studio partano dall’ascolto del bambino e da ciò che muove la sua curiosità, trovo molto interessante che il bambino o il ragazzo sia protagonista della propria istruzione. Mi piace che non venga demonizzato nessun mezzo atto al reperimento di informazioni e nozioni e credo sia molto bello e costruttivo il fatto che non ci siano routine serrate, che normalmente creano stress familiare e dispendio energetico da parte di bambini e ragazzi.

Ci sono alcuni punti su cui, però, ho riflettuto ed ho maturato un mio pensiero che voglio condividere con voi.

Un punto su cui ho riflettuto e ancora rifletto è la socializzazione. È vero che il contesto scolastico offre una socializzazione non trasversale e “forzata” però credo che siano rari nella vita quotidiana i momenti di socializzazione spontanea. Questa può avvenire forse solo al parco, quando i bambini decidono di relazionarsi in autonomia con altri bambini o in contesti simili ma che di solito avvengono durante la stagione estiva, altrimenti le relazioni passano comunque sempre attraverso l’adulto. Quando organizziamo uscite con amici o con famiglie che hanno figli come noi, essi relazioneranno tra loro ma, in realtà, la scelta di approcciarsi a quello specifico bambino non è stata portata dall’istinto del piccolo,bensì dalla decisione di noi genitori di trascorrere del tempo con quella famiglia. Così come in classe succede che il bambino o il ragazzo si avvicina e costruisce relazioni, magari anche profonde, con chi è a lui più affine seppur partendo da una situazione “forzata”.

Informandomi di homeschooling spesso leggo che “gettare” il bambino o il ragazzo nel sistema scuola non è il metodo corretto per fortificarlo e temprare il suo carattere. Questo è un altro punto che mi spinge a riflettere.

 Io credo che la scuola sia comunque un luogo in cui il bambino e il ragazzo può sperimentarsi su più livelli, fisico, mentale, relazionale; le difficoltà che ne emergono sicuramente fortificano e temprano ma la differenza sostanziale sta, secondo me, proprio nella scelta del termine: gettare o accompagnare?

Il coinvolgimento e il supporto dei genitori nell’accompagnare i figli a sviscerare, comprendere ed elaborare le situazioni e i vissuti scolastici è indispensabile e trovo sia una risorsa impagabile per i nostri figli ed una competenza ammirabile in noi genitori. Questo, però, indipendentemente che si faccia o meno scuola parentale. Credo infatti sia importante riflettere proprio sulla difficoltà che ormai vivono i genitori nello stare accanto ai figli. Siamo passati da quello che accadeva un tempo, quando ciò che l’insegnante o la scuola diceva e faceva era sicuramente giusto, a quello che avviene oggi, quando si delega completamente alla scuola l’educazione del figlio, oppure ci si scontra con l’operato degli insegnanti. Ritengo invece sia necessario, per il bambino o il ragazzo, che funzioni il triangolo famiglia-studente-scuola:  lo studente mette la volontà e la curiosità di imparare e crescere, la scuola insegna e trasmette nozioni, relazioni e socializzazione, la famiglia accompagna il figlio nell’elaborazione del vissuto anche confrontandosi con gli insegnanti. Bisogna infatti comprendere e accettare che se i genitori conoscono il proprio figlio in un ambito famigliare o di relazioni informali, la scuola conosce invece il bambino o il ragazzo nell’ambito scolastico fatto di relazioni orizzontali, tra pari, e verticali, più formali e autorevoli, pertanto solo l’unione delle due esperienze può sostenere la crescita del ragazzo.

Inoltre, credo che non si possano generalizzare le situazioni, per cui, come per ogni cosa, bisogna valutare caso per caso. Ci sono caratteri che possono sposarsi meglio con il sistema scuola ed altri meno,così come esistono bambini e ragazzi che hanno bisogno del confronto costante con i coetanei e con le regole di un contesto comunitario.

In conclusione, ci tengo a dire che in questo articolo mancano tante informazioni più specifiche, poiché ho voluto semplicemente offrire uno spunto per  far conoscere il tema a chi magari non ha mai sentito parlare di scuola parentale. Credo sia importante, per poter scegliere veramente con consapevolezza, conoscere il ventaglio di possibilità disponibili, come per esempio le scuole libertarie, le scuole nel bosco, le scuole montessoriane, steineriane, di cui parleremo in futuro. Tutte scuole con validi e nobili principi, che possono essere più o meno conciliabili con la nostra quotidianità o con i nostri valori ma la cui conoscenza ci permette di  comprendere meglio le scelte altrui. 

Nel caso in cui questo articolo abbia stuzzicato la vostra curiosità e vogliate informarvi in maniera più approfondita, lascio di seguito alcuni dei tanti link utili disponibili sul web, dove troverete informazioni dettagliate scritte il più delle volte da chi pratica homeschooling:

http://www.genitorichannel.it : in questo blog troverete una guida completa all’Homeschooling, molto interessante e utile.

https://istruzionefamiliare.wordpress.com : blog curato da una mamma di 7 figli di cui gli ultimi 3 homeschooler in cui troverete tante informazioni utili e pratiche.

https://www.controscuola.it/ blog curato da Erika di Martino, una delle principali sostenitrici e divulgatrici dell’homescooling e unschooling. Lei è mamma di 5 figli unschooler.

https://www.edupar.it/ il sito dedicato a  chi fa Homeschoolinh o Unschooling.

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