DIDATTICA A DISTANZA E bambini con bisogni speciali

Abbiamo già parlato di Didattica a Distanza (DAD) attraverso i racconti di una famiglia e di una professoressa che hanno vissuto in prima persona questa esperienza scolastica inusuale.

Questa settimana, invece, guardiamo la DAD da un altro punto di vista. A raccontarsi saranno una maestra di sostegno ed una mamma, le quali hanno rispettivamente a che fare con un bambino affetto da spettro autistico e un ragazzo a cui è stato certificato un disturbo specifico dell’apprendimento, detto anche DSA. Ci racconteranno come la didattica a distanza si sia dovuta adeguare per soddisfare le esigenze di bambini e ragazzi con bisogni speciali.

una Mamma Ci Racconta…

Sono Fulvia, mamma di tre figli: Matteo 14 anni, Filippo 11 anni e Tommaso 6 anni. Gestire la didattica a distanza moltiplicata per tre non è stato per niente facile, mi sono dovuta totalmente focalizzare sul loro percorso scolastico, in maniera diversa per ogni età, ovviamente, ma ognuno dei miei figli ha avuto bisogno del mio supporto e di competenze. Mi sono trovata a dover fare delle scelte, come per esempio trascurare un po’ gli impegni scolastici del più piccolo, che frequentava l’ultimo anno di scuola dell’infanzia, per dare maggior sostegno ai più grandi.

Matteo, in terza media, era più autonomo ma necessitava il mio intervento quando si presentavano gli inevitabili e frequentissimi problemi “informatici” (connessione che saltava, disconnessione e poi riconnessione, ecc…). Inoltre, aveva la tesina per l’esame da preparare e pertanto anche lui ha avuto bisogno del mio supporto.

Filippo, in prima media, ha richiesto il mio totale coinvolgimento. Lui è un ragazzo con DSA, seppur lieve, per questo, durante il periodo di didattica a distanza ho prestato tutta la mia attenzione per supportarlo e aiutarlo come meglio potevo.

Filippo è stato diagnosticato discalculo e disgrafico con estremo ritardo rispetto al suo percorso di studi. Qualche avvisaglia durante la scuola dell’infanzia e soprattutto nella scuola primaria c’è stata ma probabilmente ho preso sottogamba il problema, pensando che fosse una sorveglianza che competeva le maestre, le quali, come me, hanno evidentemente sottovalutato i segnali. Per cinque anni, così, nessuno si è accorto di niente.

I risultati scolastici di Filippo erano scarsi, rispetto anche all’esperienza pregressa che avevo avuto con Matteo; all’inizio della V elementare, mi sono accorta che nelle competenze di Filippo c’erano delle lacune che mi preoccupavano. Le insegnanti ritenevano invece che la causa fosse una sua mancanza di impegno e interesse, una questione di natura caratteriale. Mi consigliarono, infatti, di parlare con una psicologa. Nel frattempo, però, io mi ero già mossa portando Filippo a fare delle ripetizioni di matematica, materia in cui faticavo maggiormente ad aiutarlo. L’insegnate di recupero, alla seconda lezione, mi ha convocata e, dopo una breve chiacchierata, mi ha esplicitato la sua convinzione che Filippo avesse un disturbo dell’apprendimento relativo ai numeri e probabilmente anche alla scrittura.

Mi sono quindi immediatamente attivata non solo per effettuare visite e ricevere una diagnosi con relativa certificazione, ma soprattutto per recuperare il tempo perso. La mia grande preoccupazione era che Filippo, arrivato in I media non sarebbe stato in grado di affrontare la mole di lavoro che ben conoscevo. Quando Matteo, il primogenito, ha frequentato le scuole medie, ho avuto modo di conoscere i professori che erano parecchio esigenti e di notare il livello molto alto della classe. Ho deciso così di andare a parlare con i professori della scuola secondaria di primo grado che avrebbe accolto Filippo, i quali mi hanno rassicurata.

La scuola Perotti, che frequentano i miei figli, è “Amica della Dislessia”, infatti ha un paio di sezioni chiamate “accoglienza” dedicate all’inclusione, per cui si uniscono ragazzini normodotati, con DSA e stranieri. I professori che seguono queste classi sono scelti per le loro specifiche competenze rispetto a certi temi, per cui riescono a facilitare la relazione sociale.

All’inizio della I media, a settembre, Filippo era seguito da due insegnanti a pagamento, in orario extrascolastico, che lo aiutavano e che gli stavano fornendo un metodo di studio e delle tecniche di supporto per favorire il suo apprendimento. Poi è arrivata la chiusura delle scuole e il lockdown!

Noi ci siamo sentiti persi poiché, non avendo acquisito un metodo negli anni della primaria, durante questo periodo abbiamo dovuto fare da soli, barcamenandoci e raffazzonando modalità che potessero aiutarlo. Il percorso con le insegnanti a pagamento, che ci stavano aiutando ad imparare tecniche efficaci per facilitare il processo di apprendimento, è stato, per forza di cose, interrotto. A quel punto io e Filippo abbiamo fatto il possibile da soli.

Poiché la classe di Filippo era di “accoglienza”, i professori di ogni materia, dopo le video lezioni, inviavano su Classroom riassunti, documenti, power point, video riassuntivi, schemi ecc. Io e lui, insieme, nel pomeriggio, interpretavamo e studiavamo il materiale didattico fornitoci. Non so se il mio metodo per aiutarlo sia corretto ma in mancanza di altro spero sia stato sufficiente, anche se, con tutta onestà, credo che lui abbia perso alcune competenze che aveva acquisito nel primo quadrimestre.

L’impegno investito è stato veramente molto in termini di tempo. Infatti, se all’inizio era sufficiente il pomeriggio per fare i compiti e studiare, successivamente invece anche Matteo ha avuto bisogno del mio supporto, così ho dovuto investire del tempo per lui e toglierne a Filippo, e poi si cercava di recuperare nel fine settimana ciò che si era perso. Nell’ultima fase, occupavamo anche la mattina del sabato e della domenica, talvolta anche le intere giornate.

Facendo un discorso più generale che prescinde dalla didattica a distanza, pensavo e speravo che avendo una certificazione, la scuola fornisse maggior supporto extrascolastico, oltre a quello che già offre durante le lezioni. Le famiglie quindi devono attrezzarsi al meglio delle loro capacità e possibilità economiche cercando e creando opportunità di apprendimento sia interne che esterne alla famiglia.

Facendo un resoconto di questa esperienza della didattica a distanza, come accennavo prima, parlando nello specifico di Filippo e del suo DSA, credo abbia perso ciò che aveva acquisito nel primo quadrimestre, non tanto in termini di apprendimento ma soprattutto a livello comportamentale. Il cambiamento, infatti, si evince più dai suoi atteggiamenti che dai suoi elaborati.

Mi ero complimentata con i professori alla fine del primo quadrimestre, proprio perché avevo notato un cambiamento comportamentale positivo in Filippo dopo i primi quattro mesi di scuola. Lui è un ragazzino introverso che difficilmente esprimeva il suo pensiero ed invece aveva cominciato a dire la sua in diverse situazioni, anche a cena, per esempio, iniziava ad intervenire nei discorsi in maniera più partecipativa e consapevole. Oggi invece si è nuovamente chiuso in sé stesso e sembra non interessargli ciò che gli succede intorno. 

In Filippo è più evidente ma in tutti e tre ho notato una grande differenza nell’approccio al fare. Questa prolungata e forzata inattività li ha fatti adagiare e temo che questi tre mesi di vacanze estive li facciano sedere definitivamente, rendendo poi il rientro a settembre più duro.

La mia preoccupazione è che durante il prossimo anno scolastico i ragazzi paghino un po’ lo scotto di una programmazione portata a termine con dei compromessi in termini di quantità e qualità dell’apprendimento. Sono fiduciosa però che gli insegnanti terranno conto di questo e vorranno ritornare su argomenti o concetti che non hanno potuto affrontare in maniera adeguata.

Nutro anche preoccupazione per Tommaso. Nel quadrimestre conclusivo del suo percorso nella scuola d’infanzia avrebbe fatto molte attività scolastiche che lo avrebbero reso più consapevole per affrontare il passaggio alla scuola primaria; avrebbe rafforzato il concetto “dell’essere il grande tra i piccoli” ed invece, nel contesto familiare, è rimasto il piccolo. Certo noi glielo abbiamo spiegato, lui sa che sta diventando “grande” ma viverlo e sperimentarlo in prima persona nella socialità ha un’efficacia senza paragoni.

Quello che mi auguro è che per la riapertura delle scuole a settembre, ministri e politici si attivino immediatamente dando linee guida che le scuole possano sfruttare per farsi trovare pronte e attrezzate. La scuola dei miei figli per esempio ha creato un progetto trasformando aree verdi in classi ma, fino a quando  non ricevono delle precise coordinate dall’alto, è tutto fermo.

Speravo che questo periodo potesse generare cambiamenti nel sistema scolastico ma purtroppo non è stato così. L’infanzia, i ragazzi e la scuola sono stati abbandonati e qualche mente complottista potrebbe pensare che ciò sia servito per abbassare ancora di più il livello di cultura generale e mantenere la popolazione sempre più ignorante.

In conclusione, la didattica a distanza a mio parere ha funzionato perché l’abbiamo fatta funzionare; là dove non c’era la famiglia che supportava i ragazzi non ha funzionato.

In ogni caso, bene o male, l’anno scolastico si è concluso e ripongo tutta la mia speranza in quello che inizierà.

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