didattica a distanza

Didattica a distanza (DAD): LE INTERVISTE.

La situazione d’emergenza sanitaria ha portato grandi cambiamenti nelle nostre vite. Uno dei più importanti ha sicuramente riguardato il mondo della scuola che si è dovuto riorganizzare attraverso la didattica online. La didattica a distanza è uno strumento ancora poco conosciuto che porta con sé dubbi, criticità e punti di forza, ma che si è rivelata ad oggi una scelta fondamentale per potare a termine il programma dell’anno scolastico in corso. Abbiamo così pensato di intervistare famiglie e insegnanti che hanno vissuto in prima persona questa insolita esperienza, con l’obbiettivo di approfondire il tema sotto diversi punti di vista.

la DAD raccontata da Silvia, una docente.

Sono Silvia, laureata come critica d’arte e docente di lettere. Insegno nella scuola secondaria di primo grado dal 1983, anno in cui ho iniziato questo percorso come precaria. Ho insegnato in molti contesti, in scuole che venivano chiamate “a rischio” perché frequentate da ragazzi che vivevano un disagio socioculturale o familiare. Ho insegnato anche in comunità montane poiché, stufa della situazione di precariato, ho deciso di fare il salto facendo il concorso per la provincia di Cuneo ed entrando così di ruolo a Paesana, poi a Sommariva Perno ed infine sono riuscita a lavorare nella provincia di Torino, passando per Rivalta e dopo a Orbassano. Sono i miei ultimi anni di servizio. Da un lato mi dispiace perché amo il mio lavoro e riesco a farmi seguire ancora bene dai ragazzi, ma dopo la tremenda esperienza della didattica a distanza non so se riuscirei ad affrontare un altro cambiamento di tale portata che è stato veramente molto faticoso., per me che non sono nativa digitale!

Linee guida dal Ministero dell’istruzione

Il ministero ha fornito poche e assai confuse direttive, delegando alle scuole la gestione della situazione.

Come sappiamo all’inizio doveva essere un periodo breve che però si è dilatato fino alla fine dell’anno scolastico. All’inizio le circolari erano continue e, in verità, non hanno mai smesso di arrivare.

Molto si è puntato sull’autonomia delle scuole e sulla buona volontà del corpo docente, segreterie e presidenze.

La Didattica a Distanza nella pratica

Abbiamo mosso i primi passi su Argo ScuolaNext che è il portale da cui accediamo al registro elettronico e sul quale è possibile caricare e condividere materiali didattici. Questa è stata la modalità adottata inizialmente con le classi prime e seconde mentre con le classi terze e le classi seconde “particolari”, come la mia per esempio, eravamo già attivi su Edmodo. Da qui è possibile chattare con i ragazzi e registrare videolezioni.

Dall’8 marzo ci siamo attivati attraverso l’utilizzo di queste piattaforme calendarizzando le lezioni.

Abbiamo poi preso consapevolezza che la situazione si sarebbe protratta e che l’organizzazione ormai stabilita non sarebbe stata più sufficiente. A quel punto  l’animatore digitale d’istituto ha deciso di passare ad Office 365 sul quale era possibile fare videolezioni in diretta. Dal 16 marzo la didattica a distanza era attiva per tutte le classi della scuola attraverso Office 365 come anche era stabilita la suddivisione oraria delle lezioni.

La mole di ore dedicate per ogni materia è stata dimezzata poiché, essendo il nostro un istituto comprensivo, molti studenti della scuola secondaria di primo grado hanno fratelli e sorelle nella scuola primaria ed è stato necessario lasciare che le famiglie potessero gestire le videolezioni dei figli e lo smart working. Consideriamo che queste attività passavano, magari, attraverso l’unico computer che una famiglia possedeva!

Il secondo motivo per cui l’orario delle lezioni è stato dimezzato è che dovevamo rispettare le linee guida del ministero, che vietava la permanenza dei ragazzi per troppe ore davanti agli schermi.

Noi della scuola secondaria di primo grado, quindi, facevamo lezione dalle 9:00 alle 11:00 e poi dalle 14:30 alle 15:30 per un totale di tre ore al giorno.

Avere una cadenza oraria giornaliera è stato positivo per i ragazzi i quali hanno mantenuto una routine scolastica.

Durante le lezioni era possibile condividere lo schermo oppure usare una sorta di lavagna e ogni docente si è prodigato al meglio per cercare di fornire degli strumenti che permettessero agli studenti di seguire, compresi gli alunni con handicap o con difficoltà di apprendimento.

Per quanto riguarda le interrogazioni e le valutazioni con i colleghi abbiamo deciso di considerare questo un periodo di “non scuola” perché sarebbe stato difficile valutare in maniera corretta e oggettiva; le variabili da considerare sarebbero state troppe.

Personalmente ho cercato di stimolare e invogliare i ragazzi modificando anche la programmazione, proponendo argomenti che potessero incuriosire. Visto che stavano accrescendo le loro competenze digitali ho proposto loro ricerche di approfondimento da fare in autonomia, ho consigliato dei film da guardare, i filmati di Rai Scuola, Rai Storia, oppure proponevo viaggi immaginari in cui loro sceglievano la meta e le avventure.

Sebbene abbiamo cercato di portare avanti i programmi, la riduzione oraria non ha permesso di svolgere tutto ciò che era in previsione per l’anno scolastico. Anche la qualità e l’efficacia dell’apprendimento non sono paragonabili alle lezioni in presenza. Siamo quindi consapevoli che alcuni contenuti saranno da riprendere o, addirittura, da riproporre come mai affrontati, sebbene tutti i ragazzi abbiano fatto dei progressi, magari in campi diversi come per esempio nell’autonomia e nelle competenze informatiche e digitali.

Durante lo scrutinio, infatti, abbiamo dovuto presentare un documento chiamato PIA (piano integrativo delle attività), arrivato dal ministero dell’istruzione, stilato per ogni disciplina, in cui evidenziamo i contenuti che, nel primo periodo di rientro scolastico, dovremo consolidare o nuovamente riproporre.

Durante i consigli di classe abbiamo scelto di non assegnare insufficienze perché questa non è stata scuola; in un regolare anno scolastico, prima di valutare un allievo insufficiente avremmo considerato la sua partecipazione ai corsi di recupero, alle ore di compresenza, i test facilitati ecc. Ovviamente tutto questo non è stato possibile, pertanto abbiamo scelto di assegnare la sufficienza a tutti, consapevoli che alcune di queste saranno poi da rivalutare, recuperare e riconfermare a settembre. Per le classi terze ovviamente è stato un po’ diverso, poiché con l’esame finale, in cui i ragazzi hanno preparato e discusso la tesina, il loro percorso terminerà.

Alunni con bisogni speciali

Come arrivare in maniera efficace agli alunni con bisogni speciali o con difficoltà socioculturali è stato un problema che ci siamo posti da subito.

Ogni classe ha seguito delle strategie diverse, nella mia classe seconda, per esempio, la mia collega di sostegno partecipava a tutte le mie lezioni ed inviava poi tramite chat al singolo ragazzino (servizio disponibile sempre su Office 365) il materiale semplificato. Nella classe prima invece, dopo le lezioni, i ragazzi venivano contattati telefonicamente dalla collega di sostegno per fare un riassunto o un ripasso dei contenuti.

Criticità, punti di forza e retroscena della Didattica a Distanza

Una delle prime difficoltà emersa è relativa alla disparità tra famiglie; non in tutte le famiglie era presente un computer e una stampante, per cui molti ragazzini utilizzavano lo smartphone per assistere alle lezioni, condividere e ricevere materiale. In questo modo sfruttavano i gigabyte disponibili che però molte volte terminavano, di conseguenza questi ragazzi si trovavano impossibilitati a frequentare.

Per livellare queste disparità, la scuola ha messo a disposizione 47 tablet, di cui 22 acquistati con fondi ricevuti dalla regione e 25 già in possesso dell’istituto. Le famiglie hanno fatto richiesta e questi strumenti sono stati assegnati in base al reddito e alle situazioni familiari.

Così la scuola ha cercato di non aumentare ancora di più la forbice delle disparità e di non perdere i contatti con i ragazzi. Malgrado lo sforzo però qualcuno l’abbiamo perso per strada, pochi fortunatamente. In questo periodo di didattica a distanza,infatti, su 480 alunni ne avremo persi una dozzina.

Non solo le differenze socioculturali hanno portato con sé difficoltà da gestire ma anche il contesto storico che stavamo vivendo. Io insegno in una città in cui è presente un grande ospedale e molti allievi della scuola hanno genitori che lavoravano presso quell’ospedale, per cui erano assolutamente assorbiti dall’emergenza. Ci sono stati casi di tamponi positivi e, purtroppo, situazioni drammatiche in cui abbiamo perso dei genitori. Quindi, se da una parte abbiamo sostenuto con strumenti pratici chi ne era privo, dall’altra abbiamo sostenuto emotivamente quei ragazzi fragili per via della situazione familiare che stavano vivendo.

Altra difficoltà riscontrata è stata quella relativa alle connessioni internet. Capitava sovente che la comunicazione fosse disturbata e interrotta e questo ovviamente ha inficiato l’acquisizione dei contenuti da parte dei ragazzi ma riduceva anche il tempo a disposizione. Consideriamo che le classi sono composte da 22/23 allievi e gestire questi “intoppi” con questi numeri è stato faticoso.

Qualcosa di positivo c’è stato però; i ragazzi, dai più giovani di prima fino ai più grandi di terza, hanno aumentato esponenzialmente le loro competenze informatiche (costruire un documento word, salvare un file e condividerlo ecc.) soprattutto chi aveva alle spalle dei genitori che a loro volta hanno messo in campo le loro competenze trasferendole ai figli. Questo è stato ottimo.

In questo periodo vissuto in didattica a distanza sono andati poi a creare strani equilibri, che possiamo considerare positivi. Mi riferisco al fatto, per esempio, che i ragazzi più introversi, timidi, quelli che intervenivano meno durante le lezioni svolte in presenza, invece, isolati, al sicuro nelle loro camere e protetti dallo schermo, trovavano il coraggio di esprimersi con più disinvoltura.

Comunicazione scuola-famiglia

La comunicazione con le famiglie è passata attraverso i rappresentanti di classe che si mettevano in contatto con noi coordinatori di classe settimanalmente. Quindi i rappresentanti di classe sono stati il ponte tra famiglia e scuola e facevano giungere a noi coordinatori di classe i dubbi, le paure, le richieste o le informazioni delle famiglie.

Se le famiglie avevano, invece, problematiche particolari mi scrivevano sulla chat del figlio ed io rispondevo loro.

la Dirigente Scolastica verso metà giungo, attraverso i rappresentanti di classe, ha chiesto un feedback alle famiglie ed il riscontro è stato positivo perché hanno riconosciuto l’impegno messo da parte dei docenti ma anche da parte dei ragazzi.

Un plauso infatti va proprio a loro. Essi sono i veri eroi se teniamo conto che sono preadolescenti e adolescenti che hanno assoluta necessità di stare con i coetanei, di condividere, di abbracciare, di litigare, di spintonarsi, di innamorarsi e invece erano chiusi nelle loro camerette. Loro mi dicevano “Prof. per noi è difficile stare concentrati qui a casa, non è come quando siamo in classe dove c’è lei che ci riprende”. Questi ragazzi hanno dimostrato grande maturità.

Avvicinamento empatico ai ragazzi ed esorcizzazione delle paure

Sin dall’inizio di questa vicenda abbiamo parlato molto dei loro vissuti durante le nostre videolezioni soprattutto quando percepivo bioritmi molto bassi all’interno del gruppo classe.

Alcuni colleghi hanno scelto la formula del diario proponendo agli studenti di scrivere regolarmente righe circa il loro sentire. Io non l’ho fatto poiché alcuni dei miei ragazzi aveva difficoltà nella scrittura e per loro poteva essere penalizzante così ho preferito parlarne con loro, tirare fuori e riconoscere le paure che stavano vivendo quel giorno specifico. Quando è stato tempo della fase 1 e poi della 2 abbiamo parlato per esempio di cosa generava in loro riappropriarsi del mondo esterno. Alcuni hanno espresso il loro timore nel poter uscire nuovamente di casa.

Mi sono resa conto di come erano coscienti della situazione e dei pericoli relativi, alcuni erano molto più coscienti e coscienziosi di alcuni adulti.

Non ne abbiamo scritto ma ne abbiamo discusso molto ed ogni giorno dedicavo un momento per fare il punto della situazione, chiedevo loro come stessero, se fosse successo qualcosa, di cosa sentivano il bisogno di parlare ecc. Questa è sempre stata una mia abitudine anche quando lavoravamo in presenza, ogni mattina entrata in classe li osservavo uno ad uno e mi accorgevo subito chi stava meglio e chi no e cercavo di tirare fuori, se lo desideravano, il loro malessere.

Ovviamente durante le videolezioni questa parte di connessione empatica con i ragazzi è stata più difficile poiché, essendo minori e quindi per tutelarne la privacy, tenevano il video spento, anche per ovviare alla possibilità che qualcuno registrasse i compagni e mettesse online video carpiti durante le lezioni. Se qualcuno avesse voluto parlare avrebbe cliccato su una manina che vedevo muovere vicino al nominativo del ragazzo e gli dicevo di accendere la telecamera o il microfono.

È chiaro che anche l’empatia tra ragazzi è venuta meno. I rapporti tra coetanei sono venuti meno e soprattutto chi è figlio unico immagino abbia patito di più per questa distanza. Questi ragazzi, proprio in una fase della crescita dove si cominciano a rafforzare le loro certezze, si sono visti invece privati di sicurezze in questo periodo storico. Molti di loro hanno continuato a scrivermi in chat anche dopo la fine della scuola e questo evidenzia le loro incertezze, la necessità di avere un punto fermo e stabile. Ovviamente molto dipende anche da quanto le famiglie siano state in grado di rassicurare o quanta ansia invece abbiano trasmesso ai figli, i quali non sono ancora strutturati per poter ammortizzare in maniera funzionale.

Didattica a distanza, scuola o “non scuola”?

Io l’ho soprannominata proprio così, “non scuola” perché non mi sento di considerarla diversamente.

Al di là dei contenuti, la scuola inizia prima ancora di varcarne i cancelli, dove prende vita la scuola dei ragazzini che sono in crescita e che devono confrontarsi tra loro. Tutto questo è mancato e noi abbiamo cercato di coinvolgerli, intrattenerli e di mantenere scanditi i ritmi giornalieri.

Consideriamo anche che la scuola degli ultimi anni non è più fatta solo dai contenuti appresi attraverso lo studio mnemonico; la scuola di oggi abbraccia tanto altro che era difficile, anzi impossibile, da trasmettere attraverso uno schermo.

Pensiamo, per esempio, a tutte le attività, i laboratori e le uscite didattiche in programma per quest’anno scolastico che avrebbero, anch’esse, lasciato agli studenti dei contenuti di valore e che avrebbero approfondito argomenti trattati in classe. Questo ha portato, ovviamente, ad una variazione della programmazione; se fossimo andati come previsto al museo del mare e della migrazione di Genova avrei trattato in maniera più approfondita il tema della migrazione che invece ho trattato in maniera più superficiale postando ai ragazzi, il giorno in cui saremmo dovuti andare a Genova, la visita virtuale del museo. Ma tutto questo lascia il tempo che trova.

Credo fortemente che la scuola offra una grande opportunità di crescita, di socializzazione, permette di scoprire come sei tu, come sono gli altri e come sei tu in relazione agli altri. Attraverso uno schermo questo non è possibile.

La didattica a distanza è stato sicuramente il modo per non perdere i rapporti tra insegnanti e allievi e tra i ragazzi stessi, ma non mi sento di poterla definire “scuola”.

In conclusione…

Come dicevo nell’introduzione, personalmente l’esperienza della didattica a distanza è stata davvero faticosa, soprattutto all’inizio l’impatto emotivo è stato forte. Sono stata sopraffatta dalla paura di non riuscire a stare dietro ad un cambiamento così grande caratterizzato da competenze informatiche che io non avevo. Mi preoccupava l’idea di non riuscire a trasmetter ai ragazzi non solo i contenuti ma anche, e forse soprattutto, sicurezza e incoraggiamento.

Noi insegnanti ci siamo dovuti organizzare in totale autonomia con computer, stampanti, installazione di piattaforme ecc. e, nel contesto di isolamento in cui eravamo immersi, mi è sembrata una montagna insormontabile. Però, giorno per giorno e con il sostegno e la collaborazione dei colleghi, sono riuscita a far fronte a tutto e ne sono soddisfatta.

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