Atypical, alla scoperta del magico mondo dell’autismo

Ai tempi in cui uscì Rain Man (1988), il primo film incentrato su una persona con spettro autistico, il termine autismo era sconosciuto ai più. Nei due decenni successivi, l’interesse verso questo argomento è cresciuto in maniera esponenziale, producendo grandi passi avanti sia nella ricerca scientifica, sia nella consapevolezza sociale di questa realtà.

Oggi ritroviamo nel mondo della tv e non solo, sempre più  rappresentazioni fedeli e dettagliate di storie su ragazzi con disturbi dello spettro autistico. Un esempio è Atypical,una serie tv educativa incentrata su Sam, un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger. La serie è stata creata per sensibilizzare e far conoscere la realtà di coloro che vivono nel magico, ma anche difficile, mondo dell’autismo.

Fin dal primo episodio mi sono appassionata ad Atypical e non ho potuto fare a meno di divorarla in un solo giorno. E’ una serie genuina, che minuto dopo minuto ti coinvolge.

Prima di entrare nel vivo della storia raccontata dalla serie tv, diamo una definizione di autismo: il termine autismo deriva dal greco, il suo significato letterale è “stare soli con sé stessi”, spesso nell’immaginario comune evoca bambini “in ritiro emotivo” freddi distaccati, inespressivi, ma la realtà è molto diversa.

L’autismo è un disturbo dello sviluppo neurobiologico causato da una predisposizione genetica che, in concomitanza con fattori di rischio ambientali, si esprime con un diverso sviluppo cognitivo e di conseguenza in una diversa organizzazione del comportamento. Il disturbo si manifesta con un’ampia gamma e livelli di gravità, infatti in questo senso è opportuno parlare di spettro. Questo concetto è molto importante poiché lo spettro è un continuum di variabilità, introduce dunque al suo interno un infinita configurazione di autismi  compresa la sindrome di asperger, di cui è affetto il protagonista della nostra serie tv (Lucio CottiniGiacomo VivantiBenedetta Bonci, 2017).

Schematicamente possiamo dividere le diverse manifestazioni dello spettro autistico in autismo ad alto funzionamento, ovvero soggetti capaci di comunicare verbalmente e dotati di un’intelligenza normale o addirittura superiore, tanto da avere a volte straordinarie abilità in molti campi, e autismo a basso funzionamento, ovvero soggetti che non sono capaci di usare un linguaggio appropriato e hanno capacità mentali insufficienti.

La sindrome di Asperger (abbreviata in SA) è un  disturbo dello spettro autistico; non comportando ritardi nell’acquisizione delle capacità linguistiche, né disabilità intellettive, rientra nei disturbi ad alto funzionamento. Diversamente dell’autismo, un bambino con la sindrome di Asperger riesce ad esprimere chiaramente sentimenti di affetto e di attaccamento nei confronti dei propri familiari e presenta un’attenzione eccessiva verso determinati oggetti, proprio come vedremo in Sam, il protagonista di Atypical che ama la musica e i pinguini. Altri indicatori potrebbero essere uno sguardo sfuggente nei confronti delle persone che si rivolgono a lui, movimenti maldestri ed impacciati. La locuzione fu coniata dalla psichiatra del Regno Unito Lorna Wing in una rivista medica del 1981 in onore dello psichiatra e pediatra austriaco Hans Asperger. Egli definì questi bambini “piccoli professori”, poiché presentavano un carattere solitario, erano goffi nei movimenti, stavano spesso isolati dai loro coetanei e avevano difficoltà a comunicare e a relazionarsi con gli altri. Al tempo stesso però, coltivavano in se stessi degli interessi come musica, scienza, letteratura, matematica, collezionismo, con una dedizione particolare, fino a diventare dei veri e propri esperti nel settore. E’ il caso della bambina Greta Thunberg, l’attivista sedicenne svedese che ha dato vita al movimento sociale sul clima.

Tabella dei Contenuti

La serie tv

Atypical è una serie tv creata per la piattaforma on demand Netflix, composta da 18 episodi (otto nella prima stagione, dieci nella seconda) che hanno una durata media di 30 minuti l’uno. La serie educativa, originariamente denominata come Antarctica, è stata e scritta da Robia Rashid, che in precedenza aveva lavorato a How I Met Your Mother e The Goldbergs come produttore. Per una rappresentazione più meticolosa, si consultò con Michelle Dean, una professoressa della California State University che lavorò al Centro UCLA trattamenti e ricerca dell’Autismo. Il 13 settembre 2017 Atypical venne rinnovata per una seconda stagione composta da dieci episodi. David Finch, un ragazzo autistico, si unì alla squadra di scrittura. Otto attori autistici di The Miracle Project hanno avuto ruoli secondari nella seconda stagione come membri di un gruppo di sostegno pari a Sam.

Atypical si rivolge principalmente, anche se non in maniera esclusiva, a un pubblico giovane e si inserisce in una serialità sempre più attenta alla rappresentazione inclusiva, offrendo agli adolescenti un racconto che ha come protagonista un ragazzo “diverso dal solito”, ma in cui allo stesso tempo è possibile immedesimarsi. La serie ci racconta il primo amore, le amicizie, le discussioni in famiglia, la ricerca dell’identità e la lotta per l’indipendenza personale del protagonista. Per Sam, queste situazioni tipiche dell’adolescenza sono più difficili e complesse da affrontare e conquistare.

Atypical è un vero e proprio romanzo di formazione brillante, un’educazione sentimentale contemporanea che si prende sul serio quanto basta e ritrae il tentativo giovanile ed estremamente “sui generis” di un ragazzo che decide di iniziare a scoprire il mondo con modalità tutte sue.

Inoltre, questa commedia drammatica ci fa riflettere sul ruolo della famiglia nello sviluppo e nel benessere delle persone con DSA, ci mostra come i genitori e la sorellina si relazionano con Sam, rivela le difficoltà emotive e pratiche che una famiglia deve affrontare. Seguendo le puntate della serie, possiamo vedere come Sam cresce, si evolve e acquisisce nuovi strumenti, grazie anche ai professionisti che lavorano con lui, per affrontare i problemi che si presentano nella sua vita.

Questo personaggio non è l’unico che si evolve nel corso delle puntate. Anche la sua famiglia, la sua ragazza e i suoi amici cambiano dopo aver acquisito nuove consapevolezze dettate dalle varie esperienze che hanno avuto modo di vivere. Proprio come avviene nella vita reale di tutti.

Prima Stagione

Nella prima stagione vediamo un Sam sempre più  deciso, nonostante le difficoltà, a costruirsi una vita sentimentale, così da informarne tutta la famiglia: si è infatti preso una cotta per una ragazza, la sua terapista Jiulia e ha tutte le intenzioni di corteggiarla. Papà Doug, pur  non conoscendo la ragazza, è colpito positivamente dalla rivelazione, in quanto la vive come un’occasione per poter entrare in contatto più a fondo con il figlio con il quale, negli anni precedenti, non era mai riuscito davvero ad entrare in relazione, anche a causa di un iniziale rifiuto della condizione di Sam. Si tratta di “paternità ferita”, un atteggiamento psicologico contraddistinto da autosvalutazione, rassegnazione, bisogno di mettere in dubbio la diagnosi che rivela la disabilità del figlio e dalla percezione negativa del proprio progetto esistenziale di paternità (Gray, 2003)  Mamma Elsa, invece, è preoccupata dal pensiero di lasciare il suo “piccolo” libero di sperimentare. I genitori faticano a riconoscere ai figli con disabilità il diritto di crescere, di diventare adulti, di avere una personalità e di diventare autonomi nelle scelte. La mamma di Sam è sempre stata una presenza prevalente rispetto al papà nel rapporto con il figlio e spesso sente il peso dell’affrontare tutto (o quasi tutto) da sola. Elsa infatti, vive nei confronti del figlio, sentimenti contrastanti quali gioia, frustrazione, ansia, amore incondizionato e una forte angoscia sul futuro prossimo del bambino, addirittura sull’indomani. Questi sono sentimenti comuni tra le famiglie di soggetti affetti da autismo che fanno molta fatica o sono  impossibilitate  a svolgere una vita normale, a causa della natura permanente del disturbo. Diversi studi hanno rilevato che le madri di soggetti autistici sono insoddisfatte, frustrate e preoccupate per la dipendenza del figlio, per i bisogni di gestione del suo comportamento, per gli effetti del bambino sugli altri membri della famiglia (Kasary e Sigman, 1997). Questo senso di fallimento e di inadeguatezza come madre, nel tempo, può far maturare uno stato di insufficienza anche nel ruolo di moglie e un disadattamento nei confronti dell’ambiente sociale. Esattamente quello che accade alla mamma di Sam.

L’amore è il tema principale della prima stagione. Sam infatti è alle prese con i primi approcci al mondo femminile,  la sorella ha un fidanzato, mentre Elsa comincia una relazione extraconiugale in cui si rifugia per evadere dal suo ruolo di madre, che svolge con grande, spesso troppa, apprensione. Da quando hanno diagnosticato l’autismo al figlio, la vita della donna ruota attorno a questo. Spinta dal desiderio di avere il controllo su tutto per cercare di proteggere Sam, a volte è così concentrata su di lui da pensare di essere la sola in grado di aiutarlo.

Per Sam questo primo approccio con l’amore non è fantastico (un po’ come per tutti) in quanto la sua terapista, per cui si era preso una cotta, confessa a Sam di non essere innamorata di lui. Per tutti, ma ancor di più per un individuo autistico è difficile capire che i sentimenti, i pensieri e le emozioni degli altri siano diversi da ciò che sente, prova e pensa lui. Per Sam è inconcepibile che Jiulia non provi gli stessi suoi sentimenti e questo genera in lui una vera e propria crisi emotiva che si manifesta in modo drammatico con urla, atteggiamenti scomposti ed aggressivi. Questa reazione nasce dall’impossibilità di comunicare agli altri il proprio mondo interno con un linguaggio “noto” ed “efficace”. Questo episodio porta nuovamente i genitori di Sam ad intervenire e genera in loro una forte preoccupazione per lo stato di salute del figlio.

Ad essere molto legata al padre è Casey, la sorella di Sam, un’adolescente scontrosa soprattutto con la madre. Il fatto che Sam catalizzi l’attenzione della famiglia a suo discapito a volte la fa soffrire, ma si comporta comunque da buona sorella. Alcuni ricercatori mettono chiaramente in luce gli effetti positivi dell’avere un fratello autistico. È stato osservato che i fratelli di bambini con autismo e anche  altri disturbi pervasivi dello sviluppo hanno una relazione con i fratelli caratterizzata da minore conflittualità e competitività (Kamisky e Dewey,2001) e maggior calore (Fisman 1996) rispetto alle relazioni tra fratelli con sviluppo tipico. Casey non tratta Sam con pietismo ma, pur proteggendolo, si diverte anche a prendersi gioco di lui e delle sue fissazioni. La ragazza trova nella corsa un modo per sfuggire dalle incombenze familiari, una valvola di sfogo per sentirsi libera.

Con la prima stagione si impara così a conoscere questo particolare ma dolcissimo gruppo familiare che tende ad isolarsi dal resto del mondo, in cui molte famiglie si possono identificare. Un gruppo familiare che però alla fine deve confrontarsi con stravolgimenti importanti che ridefiniscono gli equilibri tra i personaggi.

Seconda stagione

Dopo quanto accaduto precedentemente, Julia non può più essere la terapista di Sam e il ragazzo è costretto a non vederla più e a trovare un’altra terapeuta. Nei giorni a venire Sam incontra un ragazzo … che, nel corso delle puntate, diventerà il suo migliore amico, il punto di riferimento esterno alla famiglia che lo appoggerà nelle sue abitudini, nella routine, nelle sue scelte, nei momenti di sconforto e nei momenti di gioia. Nel frattempo, Doug lascia casa Gardner per andare a vivere con suo padre dopo aver scoperto che la moglie ha una relazione extra-coniugale. Un recente studio, infatti,ha dimostrato che i genitori dei bambini con un disturbo dello spettro autistico sono a maggior rischio di altre coppie di avere livelli di stress più elevato e una minore qualità della vita coniugale. La separazione dei genitori mette in crisi anche Casey, già sotto pressione per il cambio di scuola all’orizzonte.

Queste novità improvvise portano Sam a fare grossi passi avanti, facendolo diventare più indipendente grazie all’allontanamento della madre oppressiva, alla vicinanza e al confronto con un gruppo di ragazzi autistici, ma anche al suo nuovo lavoro presso il negozio di elettronica. Sam diventa addetto all’inventario, ruolo che acquisisce grazie alla sua memoria formidabile.

Attraverso il bizzarro modo che ha Sam di approcciare la questione sentimentale, stilando una lista precisa circa i pro e i contro della relazione con Page, questa serie tv ci porta a riflettere sulle dinamiche  dell’amore, un sentimento per cui valutare ogni minimo dettaglio vale in realtà molto poco, rispetto al senso di benessere che viviamo quando stiamo accanto alla persona amata. Perché noi umani non siamo poi così diversi dai pinguini di Sam, ci distingue solo la pretesa di poter controllare le variabili che ci circondano.

Se la prima stagione era incentrata su nuove relazioni amorose, la seconda e, ancor più, la terza sono quelle del cambiamento. Per Sam è arrivato il momento di dover affrontare il suo primo anno al college e questo passaggio dal mondo del liceo, difficile ma a cui era comunque abituato, a quello universitario non è semplice. Vengono a mancare una serie di punti fermi della sua vita e inizialmente il protagonista fatica ad adattarsi ai nuovi ritmi e all’ambiente, ma ben presto si rivela non essere il solo. Anche l’estroversa e logorroica fidanzata Paige infatti si scontra con una realtà che non è come aveva immaginato ed è costretta a rivedere tutti i piani per il suo futuro, così puntigliosamente organizzato.

Il resto della famiglia è anch’esso in una fase di crisi. Casey è sempre più concentrata sulla sua carriera sportiva, ma si trova alle prese con alcuni turbamenti sentimentali. La relazione tra Elsa e Doug continua a vivere un momento di stallo. La donna, da sempre super protettiva con Sam, impara a lasciare andare sia il figlio che il resto della famiglia, staccandosi, pur con qualche difficoltà, dal suo ruolo di mamma chioccia.

Terza stagione

Nella terza stagione, Paige decide di ridefinire la complessa relazione con Sam in vista dell’imminente estate; oltre a questa grossa novità sul fronte sentimentale, il ragazzo è preoccupato anche dell’impatto che potrebbe avere il college sulla sua vita dopo aver scoperto che quattro ragazzi autistici su cinque non riescono a laurearsi entro il tempo previsto di quattro anni. Nel frattempo, i rapporti tra Doug ed Elsa non vanno granché bene e per provare a cambiare qualcosa, la donna decide di chiedere un aiuto esterno rivolgendosi nuovamente a Julia, per cercare una soluzione ai suoi problemi.

È così che termina la terza stagione ne arriverà un’altra? Non si sa. Personalmente spero di sì. Sarebbe interessante vedere come Sam affronterà gli ultimi cambiamenti, come il college avrà influito sulla vita e se fra Doug ed Elsa potrà tornare il sereno, senza colpevolizzarsi a vicenda per la condizione di Sam e soprattutto senza isolarsi per la paura di essere giudicati e non compresi.

Il personaggio di Sam

Un ragazzo di quasi 18 anni, alle prese con una famiglia scombussolata, problemi a scuola e difficoltà nell’approccio con l’altro sesso. Dov’è la novità? Sam è un ragazzo autistico, sebbene ad alto funzionamento, quello che un tempo sarebbe stato classificato come Asperger. Sam è un ragazzo con un’incredibile passione per il mondo antartico e in particolare per i pinguini, tanto che nelle situazioni di stress per calmarsi ripete i nomi delle quattro specie principali. Indossa spesso cuffie antirumore e ama disegnare.
Sam Gardner, quindi, è un adolescente che, autismo a parte, è identico a tanti altri suoi coetanei: è amatissimo dai suoi genitori Doug ed Elsa come abbiamo visto entrambi molto sensibili riguardo alla sua felicità e tendenti all’iper-protezione, così come dalla sorella minore Casey. Sicuramente Sam ha delle grandi difficoltà nelle relazioni sociali e l’unico suo punto di riferimento, oltre alla famiglia, è il suo amico.   

Le caratteristiche principali rilevate negli individui con questa forma di autismo, che ritroviamo o riscontriamo  anche nel nostro protagonista, sono quindi le continue difficoltà nelle interazioni sociali tali da compromettere tutte le relazioni, oltre alla schematizzazione di comportamenti stereotipati e caratterizzati da ripetizioni. Sam infatti, in aggiunta alla sua passione per i pinguini, ogni mattina mette nello zaino le medesime cose e ogni giorno dopo la scuola si reca sempre all’acquario e predilige sempre gli stessi cibi(Lucio CottiniGiacomo VivantiBenedetta Bonci, 2017). .

Sam presenta grandi difficoltà nel costruire relazioni ed interazioni con gli altri, non ama la folla, non ama intrattenersi con nessun altro se non con il suo unico amico e collega di lavoro Zahid Raja, un ragazzo che condivide con Sam i suoi momenti “più strambi”, che lo accompagna ogni giorno all’acquario dei pinguini, che ascolta i suoi discorsi un po’ disconnessi e che lo aiuta a conquistare la ragazza dei suoi sogni.

Fra le metafore etologiche che Sam utilizza per decifrare ed accettare la realtà e gli estratti delle sedute con la psicoterapeuta Julia, impariamo a conoscere un ragazzo come tutti gli altri, sensibile e preoccupato per il suo futuro, che ha bisogno di qualche accortezza in più per arrivare dove i suoi sogni lo portano, con l’aiuto e l’amore di chi gli sta accanto. Perché anche noi, come Sam, ogni tanto vorremmo indossare le cuffie e isolarci dal frastuono del mondo, entrando in contatto con i nostri bisogni più profondi.

Il giovane Keir Gilchrist, che interpreta Sam, ci regala una magnifica interpretazione. L’attore riesce a immedesimarsi perfettamente nel suo personaggio. “Per farlo – ha raccontato Gilchrist in un’intervista a Variety – ho letto “Il diario delle migliori pratiche: Memorie di un matrimonio, della sindrome di Asperger e il tentativo di un uomo per diventare un marito migliore”. Si è rivelato un libro fondamentale per contribuire a costruire il personaggio di Sam”. Il testo, scritto da David Finch, è ormai uno dei manuali di riferimento per chi vuole informarsi sull’argomento.

Attraverso il racconto in prima persona di Sam, lo spettatore diventa partecipe non solo di come possa essere la visione del mondo da un’altra prospettiva, e quindi di quali possano essere i disagi sociali e relazionali con cui ha a che fare una persona affetta da autismo, ma anche di cosa voglia dire vivere con un soggetto affetto da questo disturbo.

L’attore riesce, nonostante tutte le limitazioni del caso, a farci empatizzare con una categoria di personaggi, Sam ci porta con lui facendoci sperimentare un commovente senso di esclusione che spinge a riflettere.

La famiglia

C’è la madre iperprotettiva che ha dimenticato di essere una donna per pianificare al millesimo la vita del figlio, onde evitargli scompensi causati dall’imprevedibilità di ogni giorno; il padre che invece non riesce ad accettare fino in fondo che il figlio sia diverso dagli altri e fatica ad instaurare una relazione profonda con lui, non tanto per le difficoltà di Sam ma per il proprio senso di inadeguatezza, non certo agevolato dall’avere una moglie che invece è sempre sul pezzo (anche troppo); infine c’è Casey, la sorella di Sam che ama il fratello tanto da non sentirsi libera di vivere la propria vita e che da sempre è abituata a rinunciare alle attenzioni dei genitori per cederle al ragazzo, pur avendone un gran bisogno, come tutti i figli.

In questo variegato contesto umano, assistiamo al debutto di Sam nel mondo della relazioni con l’altro sesso, un viaggio difficile ed esaltante che metterà il protagonista e gli spettatori di fronte al dilemma universale di cosa sia normale e cosa no e di come le sfide delle vita siano, alla fine dei conti, le stesse per tutti, indipendentemente dalla propria condizione mentale o fisica. Perché per quanto si cerchi di controllare le variabili (cosa ancora più necessaria per un ragazzo autistico) l’amore arriva quando vuole, portando con sé la sua quota di gioie e di delusioni che tutti siamo chiamati a vivere, ognuno a modo proprio.

La famiglia di Sam, infatti, episodio dopo episodio, diventa co-protagonista, in un godibile intreccio di problematiche che in qualche modo sono vicine alla vita di tutti i giorni, affrontando scelte difficili che forse tutti abbiamo incontrato e che quindi ci permettono di immedesimarci ancora di più con la situazione specifica: vivere la propria esistenza, vivere nel proprio isolamento con tutti i drammi e i paradossi emotivi che la caratterizzano, dovendo anche essere responsabili, ma non soffocanti, nei confronti di un ragazzo non neuro-tipico.

Conclusione

Dopo questa breve riflessione sul tema, riteniamo che Atypical sia una serie che può essere di grande aiuto per avere un quadro più chiaro su cosa siano i disturbi dello spettro autistico e su come le persone che ne soffrono possano essere incluse nella società. Atypical può anche essere semplicemente una realtà in cui rispecchiarsi per tutte le famiglie che come quella di Sam amano profondamente il loro figlio, ma che a volte devono fare i conti con situazioni difficili, con le manifestazioni del disturbo e con i propri  down emotivi.

La serie non minimizza il problema dell’autismo, ma anzi presenta i comportamenti tipici del disturbo, dai più lievi ai più estremi. Ci mostra che ogni persona, a prescindere dai disturbi specifici, è un essere umano con i medesimi sentimenti e con le stesse esigenze emotive e relazionali dei normodotati, anche se con limitazioni differenti e con modalità espressive peculiari.

Attraverso le caratteristiche di un soggetto autistico ad alto funzionamento, Atypical non solo ne mette in luce senza remore le sfide quotidiane, ma sviluppa il discorso, rivelando l’impatto che la presenza di un soggetto affetto da autismo può avere sull’equilibrio di una famiglia, costretta ogni giorno a reinventarsi per amore. Il risultato è un prodotto genuino, divertente ed emozionante che, senza cadere in un’eccessiva drammaticità, racconta con ironia come in realtà nessuno sia “normale”, aspetto che appare ancora più evidente nel rapporto con una persona in qualche modo “autorizzata” a non esserlo.

Concludo con una frase che secondo me racchiude tutto il contenuto di cui abbiamo parlato e che ci può insegnare a guardare il mondo da un’altra prospettiva:

“L’autismo non è un errore di elaborazione. È un sistema operativo diverso”.

Anonimo

Bibliografia

Fisman S. et al. (1996), Risk and protective factors affecting the adjustment of siblings of children with cronic disabilities, «Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry»

Gray D.E. (2003), Gender and coping: The parents of children with high functioning autism, «Social Science & Medicine»

Kaminsky L. e Dewey D. (2001), Siblings relationships of children with autism, «Journal of Social and Clinical Psychology»,

Kasari C. e Sigman M. (1997), Linking parental perceptions to interactions in young children with autism, «Journal of Autism and Developmental Disorders»

Cottini L., Vivanti G. (2017), Autismo come e cosa fare con bambini e ragazzi a scuola.

Sitografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale

https://www.netflix.com/it/

 

 

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